Morte sulla scala mobile, sentenza a maggio

18 Luglio 2023

Il giudice ha fissato le date del processo nei confronti dei quattro imputati accusati di omicidio colposo

CHIETI. È attesa per il 20 maggio del prossimo anno la sentenza sulla tragedia della scala mobile. Il giudice Maurizio Sacco ha fissato ieri mattina, nell’aula di corte d’assise del Tribunale di Chieti, le date del processo nei confronti dei quattro imputati accusati di omicidio colposo per la morte del postino in pensione Smeraldo Cremonese.
Il 92enne è deceduto in ospedale il 15 febbraio 2020, il giorno dopo la caduta mentre percorreva in discesa la gradinata fissa dell’impianto di proprietà del Comune che collega il terminal degli autobus di via Gran Sasso al centro storico, oggi smantellato e al centro di lavori di manutenzione. Secondo il sostituto procuratore Giancarlo Ciani quelle scale di servizio, utilizzate abitualmente dagli utenti perché quelle mobili erano rotte, avrebbero dovuto essere interdette all’uso in quanto pericolose. Per la morte dell’anziano sono finiti a processo per «negligenza, imprudenza e imperizia» quattro persone: l’ex amministratore unico di Teateservizi, società che all’epoca gestiva l’impianto di risalita, Massimo Marchetti, l’ex dirigente comunale del settore lavori pubblici Paolo Intorbida, il responsabile di esercizio delle strutture del terminal Lorenzo Di Giovanni e l’assistente tecnico Dante Pagliari. I familiari della vittima, assistiti all’avvocato Cristian Liberato, si sono costituiti parte civile.
Il calendario delle udienze prevede la prima data il 18 marzo, la seconda il 22 aprile e la terza il 20 maggio, quando è attesa la pronuncia della sentenza. Tutti assenti, ieri mattina in aula, i quattro imputati che secondo l’accusa avrebbero causato la morte di Cremonese in quanto «omettevano di predisporre qualsivoglia intervento sulle strutture» e, più nel dettaglio, perché «omettevano di eseguire interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sulla scala mobile in discesa, rotta da anni» e «tolleravano l’uso delle scale di servizio» che invece non erano «idonee progettualmente a un uso continuo da parte del pubblico anche per la presenza di vizi costruttivi». L’avvocato di Marchetti, Marco Femminella, ha ribadito «l’estraneità ai fatti addebitati», in quanto «la morte dell’anziano non è attribuibile alla responsabilità degli imputati». (y.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.