Morto a 37 anni nello schianto, condanna per omicidio stradale

Un anno e 8 mesi di reclusione (pena sospesa) all’automobilista che provocò l’incidente in cui perse la vita Giacomo Piccioli. L’imputato risarcirà in separata sede i familiari della vittima
CHIETI. Un anno e otto mesi di reclusione (pena sospesa) per omicidio stradale. È la condanna nei confronti di Piero Di Brino, 48enne di Chieti, accusato di aver provocato la morte di Giacomo Piccioli, 37 anni, imprenditore di Castiglione a Casauria. La sentenza del giudice Andrea Di Berardino è arrivata con il rito abbreviato: significa che l’imputato ha potuto beneficiare dello sconto di un terzo della pena. L’incidente nel quale perse la vita Piccioli si verificò il 26 giugno del 2019, lungo la Tiburtina, all’altezza di Brecciarola. L’automobilista, difeso dall’avvocato Alberto Faccini, è stato condannato anche al risarcimento dei danni in separato giudizio e ha avuto la sospensione della patente di guida per la durata di due anni. Le parti offese sono state rappresentate dagli avvocati Cesidio Buccilli e Gianluigi De Donno.
LA TRAGEDIA. Giacomo, titolare di una ditta che offriva servizi di consulenza agronomica e forestale, qualche giorno prima della tragedia aveva fatto la promessa di matrimonio e non vedeva l’ora di portare all’altare Flavia Caforio, una ragazza di Manduria (Taranto) che gli aveva rapito il cuore. Quel maledetto pomeriggio, in base alla ricostruzione della polizia locale guidata da Donatella Di Giovanni, Piccioli – in sella a una moto Honda Transalp – stava percorrendo via Aterno in direzione Manoppello-Chieti, una strada che avrà fatto chissà quante altre volte. Era diretto a Sambuceto, dove Flavia lo stava aspettando. Negli stessi istanti, alla guida di una Fiat Punto, Di Brino procedeva in direzione opposta. Lo schianto è avvenuto quando l’auto ha svoltato a sinistra, per entrare nell’area di servizio Tamoil. L’impatto è stato terribile: Giacomo, che indossava regolarmente il casco, è volato sull’asfalto riportando un politrauma devastante. Sulla strada, nessun segno di frenata. L’allarme è scattato immediatamente: sul posto si sono precipitati gli operatori del 118 e i vigili urbani. I soccorritori hanno provato a rianimare Giacomo in tutti i modi, ma non c’è stato niente da fare. Il conducente della Punto è rimasto lievemente ferito: trasportato all’ospedale Santissima Annunziata, se l’è cavata con pochi giorni di prognosi. «Di colpo mi sono ritrovato la moto addosso», ha ripetuto più volte ai soccorritori.
LE ACCUSE. Secondo il capo d’imputazione formulato dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca (ieri in aula c’era il pm Lucia Anna Campo), l’imputato ha mostrato «imperizia, imprudenza e negligenza» quando ha impegnato «l’opposta corsia di marcia omettendo di assicurarsi di poter eseguire la manovra senza creare intralcio per gli altri utenti della strada e non avvedendosi del motociclo Honda Transalp». Di conseguenza, il 48enne ha causato «la rovinosa caduta di Piccioli provocandone la morte immediata».
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