Morto dopo l’intervento, sei indagati

28 Luglio 2020

Medici e sanitari sotto accusa per il decesso di Mario Nanni: all’autopsia parteciperà anche il medico legale del caso Pantani 

VASTO. Sono sei, tra medici e sanitari, gli indagati per la morte di Mario Nanni, 73 anni di San Salvo, morto il 16 luglio scorso per un’emorragia tre ore dopo un intervento chirurgico all’ospedale Santissima Annunziata di Chieti. Oggi è in programma l’affidamento dell’incarico dell’autopsia ai periti. Alla perizia, richiesta dalla pm Marika Ponziani, sarà presente un pool di baroni della medicina legale: la Procura ha nominato Giorgio Bolino (si occupò della morte dell’atleta Denis Bergamini) e Paolo Annessi, entrambi docenti dell’università La Sapienza di Roma; l’avvocato Giuseppina Fabretti, il legale che assiste i tre figli di Nanni, ha chiesto la consulenza del professor Giuseppe Fortuni di Bologna, medico legale che si è occupato del caso Marco Pantani. Fu proprio Fortuni ad eseguire l’autopsia sul corpo del ciclista di Cesena. Fortuni si occupò anche della morte di Ayrton Senna e sempre lui redasse i referti di centinaia di autopsie dopo l’attentato alla stazione di Bologna. Con il professor Fortuni ci sarà anche il chirurgo toracico Alberto Neri che spesso lavora in tandem con il docente di Bologna. È probabile che alla perizia assisteranno anche altri periti nominati dagli indagati.
La storia di Mario Nanni presenta molti punti oscuri. Malato di polmonite, a distanza di un mese dal ricovero all’ospedale di Chieti, prima delle dimissioni è stato sottoposto a un drenaggio. Tre ore dopo è morto a causa di un’emorragia. La famiglia ha chiesto chiarezza. Per questo si è affidata all’avvocato Fabretti. Dopo la denuncia, la procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo. E si ritrovano indagati i medici e i sanitari che, a vario titolo, si sono occupati di Nanni. La Ponziani ha disposto l’esecuzione di un esame autoptico che farà luce sulla morte del 73enne. Sarà una partita a scacchi fra i luminari della medicina legale.
«Nanni è stato ricoverato il 21 giugno per una polmonite», ricorda l’avvocato Fabretti. I medici hanno ribadito la diagnosi di polmonite al polmone sinistro e iniziato la cura. Il 15 luglio il paziente sembrava guarito: l’ultimo passaggio era l’inserimento di un drenaggio per assorbire un versamento nel polmone. L’intervento avrebbe dovuto essere un’operazione di routine che richiedeva solo una piccola incisione per l’inserimento di una cannula. Invece il 73enne ha avuto un’emorragia e, nonostante 12 sacche di sangue, tre ore dopo è arrivato il decesso. I tre figli del pensionato, Diego, Noelia e Sergio, si affidano agli esperti per cercare di capire cosa è successo. «L’importante è sapere la verità», ribadisce l’avvocato Fabretti.