Morto dopo la caduta, la città saluta Nicola

22 Novembre 2020

San Salvo. Al “Paolo VI” l’addio all’operaio precipitato dall’impalcatura e deceduto per trauma toracico

SAN SALVO. Sotto un cielo plumbeo e un’atmosfera di grande tristezza, ieri mattina a San Salvo sono stati celebrati i funerali di Nicola Di Biase, 59 anni, l’operaio morto l’11 novembre scorso, all’ospedale di Pescara a causa delle ferite riportate nella caduta dall’impalcatura di una fabbricato in ristrutturazione in via Monte Grappa.
Il rito funebre si è tenuto nell’auditorium Paolo VI. Una quindicina le persone che hanno assistito alla funzione celebrata da don Beniamino Di Renzo. Toccanti le parole pronunciate durante l’omelia da Sebastien, figlio dell’operaio, che ha ricordato l’impegno del genitore sul lavoro e la grande umanità del papà. Inconsolabile la moglie Isabel.
Al termine della cerimonia funebre il corteo ha accompagnato il feretro al cimitero.
La morte di Nicola Di Biase è al centro di una inchiesta della magistratura. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati 5 persone. L’autopsia, seguita dal medico legale Cristian D’Oviodio, ha confermato che a uccidere il 59enne sono stati i gravi traumi riportati nella caduta. Alle operazioni peritali ha preso parte anche il consulente dei Di Biase, Pierpaolo Iungano, messo a disposizione dello Studio 3A-Valore spa.
La morte di Di Biase è stata stigmatizzata da Marco Ranieri, segretario generale provinciale della Cgil. Ranieri ha espresso cordoglio alla famiglia e rilanciato il tema della sicurezza: «Esprimiamo», ha scritto Ranieri, «dolore e vicinanza ai familiari del lavoratore morto tragicamente nel cantiere di via Monte Grappa. In attesa dei doverosi accertamenti dell’autorità giudiziaria, che cercheranno di appurare le cause e la dinamica di questo ennesimo episodio, rileviamo che, da quando l’attività lavorativa è ripartita dopo il blocco totale di marzo e aprile a causa dell’emergenza sanitaria, sono ripresi a un ritmo spaventoso gli infortuni e le morti sul lavoro. Un tributo di sangue», conclude il sindacalista, «inaccettabile nell’Italia del 2020 che, almeno sulla carta, può contare in generale su una legislazione avanzata in tema di sicurezza e salute sul lavoro». (p.c.)
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