Morto dopo la lite per i rumori, il vicino condannato a 6 anni

Alla base dell’aggressione i presunti schiamazzi che arrivavano dalla casa dell’anziana vittima Ma cade l’omicidio preterintenzionale: per il giudice quelle lesioni gravi non causarono il decesso
ORTONA. Picchiò il vicino di casa per il più banale dei motivi: i rumori che arrivavano dal suo appartamento. Tonino D’Arcangelo, 79 anni, morì in ospedale due mesi e mezzo dopo la lite condominiale avvenuta a Ortona, in via Tugli, l’8 luglio del 2018. Per quell’aggressione il farmacista Edoardo Consorte (42) è stato condannato ieri a 6 anni di reclusione. Il sostituto procuratore Marika Ponziani ne aveva chiesti otto. Il giudice Luca De Ninis ha derubricato il reato di omicidio preterintenzionale in lesioni personali gravissime: la sentenza è arrivata con il rito abbreviato, che ha consentito all’imputato di beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Riconosciuta l’aggravante di «aver commesso il fatto in danno di persona in situazione di minorata difesa in ragione dell’età anziana», l’imputato è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. Non solo: dovrà risarcire le parti civili in separata sede e pagare una provvisionale di mille euro a Tommaso D’Arcangelo, fratello della vittima, di 6.333 euro alla moglie Maria Teresa Di Sciullo e di 4.500 euro ciascuno ai figli Donato, Fabio Andrea e Fabrizio.
Quel giorno di luglio, in base alle indagini dei carabinieri, Consorte schiaffeggiò il 79enne al culmine di un diverbio scoppiato per questioni di vicinato, probabilmente esacerbate da un rapporto conflittuale che andava avanti da tempo. Più nel dettaglio, stando al racconto di una testimone, il farmacista rimproverò D’Arcangelo dicendo di smetterla di fare rumore, riferendosi a presunti schiamazzi che provenivano dal suo appartamento. Non contento, sempre secondo la ricostruzione del pubblico ministero, il 42enne prese a calci il pensionato facendolo infine cadere a terra con una spinta. Per la procura, quell’aggressione provocò all’anziano un grave trauma cranico e meningo-encefalico. Patologia che – ha aggiunto l’accusa – causò una serie di complicanze fino al decesso, avvenuto all’1.15 del 25 settembre 2018 in un letto del policlinico di Chieti, per insufficienza respiratoria correlata a infezione polmonare.
«La perizia affidata dal giudice allo pneumologo Stefano Marinari», dice l’avvocato Rocco Giancristofaro, difensore dell’imputato, «ha escluso che il decesso sia stato una conseguenza dell’aggressione. Aspettiamo le motivazioni al fine di comprendere come il giudice abbia potuto ritenere gravissime le lesioni pur in assenza di una perizia specifica, considerando che l’incarico era relativo esclusivamente alla valutazione del nesso causale tra l’evento e la morte». I familiari della vittima sono assistiti dagli avvocati Sonia Scioli e Francesco Nervegna.
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