Morto dopo tre operazioni, famiglia in aula

2 Giugno 2021

Il legale di parte contro l’archiviazione: tecniche inadeguate, l’ex consigliere di Furci si poteva salvare

VASTO. Giustino Argentieri, 69 anni, ex consigliere comunale di Furci, poteva essere salvato utilizzando tecniche chirurgiche più appropriate dopo il primo intervento. È quanto ha sostenuto ieri, nell’aula del tribunale di Vasto, l'avvocato Enrico Valentini di Roma. Il legale che rappresenta la famiglia Argentieri si è opposta all’archiviazione delle indagini sulla morte del pensionato, allegando le note critiche di un consulente e richiedendo alla procura un incidente probatorio. Il giudice Fabrizio Pasquale si è riservato di decidere.
Argentieri morì nel 2018 al San Pio dopo tre interventi chirurgici. Tutto ebbe inizio quando, dopo una biopsia alla prostata a novembre 2017, gli venne consigliata una prostectomia. Avrebbe dovuto essere un intervento di routine. Il 5 marzo 2018 il pensionato venne ricoverato per essere sottoposto a un intervento chirurgico. Dopo l’intervento iniziò a stare peggio, e l’8 marzo ci fu un secondo intervento per la necrotizzazione di una parte di intestino. Il 30 marzo Argentieri tornò sotto i ferri per la terza volta. Subito dopo finì in Rianimazione e il 19 aprile morì. In base alle perizie eseguite da un pool di professionisti, la Procura ha chiesto l’archiviazione, non ravvisando nessuna criticità nella condotta professionale delle 18 persone che si erano occupate di lui: medici, anestesisti e personale infermieristico.
A parere dei periti della Procura (Pietro Falco, Beatrice Valerio, Raffaele Visini, Maurizio Salvatore Maggiore e altri dieci consulenti) Argentieri morì per una rara quanto imprevedibile forma di ischemia al colon. Gli investigatori hanno sancito il comportamento corretto di tutto il personale che si occupò del paziente.
«Alla luce degli accertamenti», spiega la relazione peritale, «appare corretta sia la diagnosi che l’intervento. Non sono emerse criticità nella condotta post operatoria: monitorate le condizioni cliniche, controllati i drenaggi, monitorato lo stato fisiologico». L’avvocato Valentini ha consegnato invece al giudice note critiche e conclusioni diverse. Per Valentini con esami e tecniche più adeguate e meno datate, il paziente avrebbe avuto buona possibilità di farcela. I 18 professionisti indagati sono assistiti dagli avvocati Antonello Cerella, Silvia Ranalli, Arnaldo Tascione, Pierpaolo Andreoni, Fabio Giangiacomo, Cinzia Di Medio, Vincenzo Ranni. (p.c.)