Morto in ospedale, la madre è indagata

28 Dicembre 2022

L’ipotesi è che abbia portato al figlio il farmaco da lui sminuzzato e iniettato endovena. La difesa: non ha responsabilità

CHIETI. La madre di Daniele Pulsoni, il paziente di 42 anni trovato morto in un letto d’ospedale con una siringa accanto, è indagata per la morte del figlio. Il sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Marika Ponziani ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo con l’obiettivo di fare luce sulla tragedia che si è consumata lo scorso 21 dicembre al policlinico Santissima Annunziata. La donna avrebbe fornito all’uomo un farmaco per uso orale che, in base alle prime ipotesi, per motivi da accertare, lui avrebbe sminuzzato per poi iniettarselo endovena. L’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto in presenza di un accertamento tecnico irripetibile, come quello dell’autopsia, che consentirà alla donna – assistita dall’avvocato Mauro Faiulli – di nominare un proprio consulente. L’esame sarà eseguito domani, all’obitorio del policlinico, dal medico legale Marco Piattelli. Al momento, dunque, non sono emerse con certezza responsabilità e non è assolutamente detto che ce ne siano.
Pulsoni era ricoverato nel reparto di terapia intensiva cardiologica. All’alba di mercoledì scorso, i soccorsi sono scattati immediatamente: il personale in servizio in quel momento ha tentato di rianimare in tutti i modi il 42enne, ma non c’è stato niente da fare. L’improvviso decesso del paziente e l’anomala presenza della siringa ha indotto il medico di reparto a rivolgersi al 112. Così sono stati bloccati i funerali che avrebbero dovuto tenersi nella chiesa di San Martino Vescovo, allo Scalo. Subito dopo la richiesta d’intervento, al policlinico sono arrivati i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Chieti, che hanno eseguito un sopralluogo all’interno della stanza, a caccia di indizi utili per ricostruire la vicenda. Anche la siringa è stata sequestrata per successive analisi e accertare se sia stata effettivamente utilizzata da Pulsoni. I militari dell’Arma hanno acquisito anche la cartella clinica.
Secondo la difesa, l’uomo era gravemente malato ed era stato sottoposto a un importante intervento chirurgico a maggio: per questo seguiva una terapia prescritta dal personale dei reparti ospedalieri nei quali era stato ricoverato e dal medico curante. Sempre in base alla tesi difensiva, la madre non ha alcuna responsabilità sul decesso e respinge ogni accusa.
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