Morto nello schianto, proteste per la strada

San Vito Chietino. I residenti nella zona del viadotto San Fino: troppi incidenti, l’Anas faccia qualcosa
SAN VITO CHIETINO. Nel giorno del funerale - oggi alle 11 a Pollutri - di Paolo Proscia, 73 anni, che ha perso la vita nell’incidente sul viadotto San Fino a Valle Grotte, non si placano le polemiche sulla pericolosità della strada. Proscia è morto sulla statale 16, dopo aver perso il controllo della sua Fiat 500 vecchio modello all’uscita della semicurva prima del viadotto San Fino, invadendo la corsia opposta e finendo la sua corsa contro un autobus Tua che stava portando gli operai in Sevel il cui autista nulla ha potuto fare per evitarlo. Una strada sdrucciolevole, che provoca incidenti continui.
«Ormai è il ponte della morte questo», protestano i residenti, «come 30 anni fa prima che lo sistemassero. Mesi fa sono stati fatti dei lavori e l’asfalto nuovo è stato messo a tratti. Appena si esce dalla curva, l’asfalto non rifatto è sdrucciolevole, pieno di ghiaia e fa effetto ghiaccio, tanto che le macchine finiscono contro il guardrail opposto, se va bene». E i segnali di strada sdrucciolevole, che l’Anas che gestisce il tratto ha pure sistemato, non servirebbero a nulla. «Non si vedono», lamentano i residenti, «oppure non ci si fa caso perché intenti a fare la curva. Serve l’asfalto nuovo e lo dimostrano i tanti incidenti avvenuti e il guardrail rovinato».
Un guardrail pieno di ammaccature soprattutto sul lato sinistro venendo da Fossacesia e andando verso San Vito, proprio perché si sbanda in curva. Come accaduto a Proscia che, però, ci ha rimesso la vita. Un tratto che il pensionato conosceva e che ha percorso molte volte nel suo andirivieni da Pollutri, paese d’origine della moglie Lilli D’Agostino, a Pescara. «Ma non è purtroppo l’unico incidente mortale avvenuto lungo questo tratto», riprendono i residenti, «e continueranno ad esserci se non si pone rimedio e non si fa il nuovo asfalto. È una strada trafficatissima, percorsa da camion e autobus, deve essere messa in sicurezza». E venerdì proprio contro un autobus è finita la 500 guidata da Proscia, un bus che portava a lavoro gli operai Sevel. «Abbiamo raccolto le firme in passato», chiudono i residenti, «per allargare il viadotto e sistemarlo, lo faremo di nuovo, se necessario, per far rifare l’asfalto». (t.d.r.)
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