Morto per la caduta dalla scala: in sei vivono grazie a Roberto

Donati gli organi del professionista espiantati agli Ospedali civili di Parma, dove è deceduto a 48 anni Gli amici della 5ª B del liceo scientifico Mattioli di Vasto: «Con noi un legame che non si spezzerà mai»
CELENZA SUL TRIGNO. Il suo ultimo atto di generosità è stata la donazione degli organi. Almeno sei le persone alle quali Roberto Antenucci, 48 anni, ha ridato la gioia di vivere. I medici degli Ospedali civili di Parma in cui il professionista è morto, hanno rispettato quanto da lui riportato in un documento che aveva preparato da tempo. Sei pazienti che erano in lista d'attesa hanno ricevuto il grande dono dal 48enne. Roberto Antenucci, laurea in economia, lavoro a Milano e vita serena a Parma, era un assertore della donazione degli organi. Lo sapevano bene gli amici di Celenza e quelli di Vasto - dove risiedono i genitori - che ora attendono il feretro dello sfortunato amico vittima di un infortunio domestico: è caduto da una scala in casa ed è morto tre giorni dopo.
«Roberto era convinto», dice l'ex sindaco di Celenza, Rodrigo Cieri, «che era giusto donare gli organi per dare una nuova chance a tante persone malate. Faceva parte del suo carattere estremamente generoso e altruista».
Le esequie, salvo imprevisti, saranno celebrate martedì nella chiesa di Santa Maria Assunta, a Celenza sul Trigno. Il feretro arriverà da Parma. Saranno presenti anche gli ex compagni della 5ª B del liceo scientifico Mattioli di Vasto che con lui avevano sostenuto l'esame di maturità nel 1995 e che ieri gli hanno dedicato un messaggio. «Caro Roberto, non avremmo mai pensato di doverci salutare così», scrivono gli ex compagni di scuola. «Questa nostra lettera nasce dalla voglia e dalla necessità in questo triste momento di separazione di ricordarti per tenerti ancora un po’ con noi. Da ragazzi quanti confronti e discussioni sulla politica, l'economia, sulla vita ancora tutta da costruire, l'amore, lo sport, le partite di calcetto, il calcio, la Roma. Siamo cresciuti insieme e ci siamo donati quello che solo da ragazzi ci si può donare: un legame che non si spezza. Non durante le burrasche della vita, non della morte. Ci mancheranno la tua sensibilità, profondità di pensiero, le tue capacità umane e intellettuali. Mancherai ai ragazzi che eravamo e agli adulti che siamo diventati. Proprio adesso che ci eravamo ritrovati, la notizia della tua improvvisa, prematura e assurda scomparsa, ci spezza il cuore. Un giorno incontreremo tua figlia Camilla per raccontarle quello che eri tu, il suo papà, il nostro grande e fraterno amico». (p.c.)
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