Morì a 19 anni durante il calcetto I genitori: «Vogliamo la verità»

11 Giugno 2021

Sit-in ieri mattina davanti al tribunale di Vasto con gli amici del giovane scomparso a maggio 2019 Il gip deve decidere se archiviare l’inchiesta con 7 medici indagati: la decisione tra qualche giorno

VASTO. “I casi evidenti non hanno bisogno di prove! Verità su Christian”. A invocare la verità sono Antonio Cerbone e la moglie. Loro sono genitori di Christian Cerbone, il 19enne morto il 9 maggio 2019 durante una particella di calcetto. Ieri mattina hanno scritto il loro dolore su uno striscione appeso davanti al palazzo di giustizia. Insieme ai genitori, anche gli amici di Christian hanno manifestato pacificamente davanti al tribunale. A mezzogiorno si è tenuta l'udienza per decidere se archiviare o meno l'inchiesta sulla morte del giovane che vede indagati sette operatori sanitari. Stando agli accertamenti eseguiti al Policlinico di Bari sul Dna e sui campioni biologici di Cerbone, i soccorritori hanno fatto il possibile per salvare il giovane. «Eppure una lacuna c'è stata», replicano i legali della famiglia Cerbone, gli avvocati Virgilio Romano e Giovanni Verdoliva. «Stando al parere del professore Gaetano Thiene, ordinario di Anatomia patologica all'Università di Padova, se nell'ambulanza che trasportava Christian ci fosse stato un defibrillatore, il ragazzo si sarebbe potuto salvare. La mancanza del defibrillatore è stata una grave lacuna».
Per questo motivo gli avvocati Romano e Verdoliva si sono opposti all'archiviazione dell'inchiesta. «È evidente tuttavia», hanno ribadito gli avvocati difensori Arnaldo Tascione e Francesco Tascione, «che in ospedale è stato fatto il possibile per salvare il ragazzo». Il gip Anna Rosa Capuozzo, sentite le parti, si è riservata di decidere. La consulenza della Procura è stata fatta dal professore Francesco Introna, ordinario di Medicina legale all’Università di Bari e dal cardiopatologo Andrea Marzullo, del Dipartimento dell’emergenza e dei trapianti dell’università Aldo Moro del capoluogo pugliese.
Come detto per la morte di Cristian Cerbone sono indagati sette medici. I loro legali, gli avvocati Antonello Cerella, Arnaldo Tascione, Francesco Tascione, Federico Squartecchi e Luciano Di Felice, hanno ripetuto ieri che Cristian morì per una patologia imprevedibile e soccorso e assistito con professionalità. Ma la mancanza di un defibrillatore rimette tutto in discussione. Christian morì pochi giorni prima di partire per l'esercito. Giovane e di sana e robusta costituzione, non sembrava certo in pericolo di vita. La famiglia chiede di sapere se davvero sia stato fatto tutto il possibile per salvarlo. Il giovane fu stroncato da un malore mentre giocava con gli amici sul campo di calcetto della Marina di San Salvo. Soccorso prima dai compagni, poi dal 118, venne trasportato al San Pio di Vasto. I medici, viste le due condizioni, disposero il trasferimento a Chieti. L’équipe di Cardiochirurgia del policlinico teatino cercò a lungo di rianimare il ragazzo, ma il cuore di Christian non riprese a battere.
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