Morì al distretto sanitario, la Asl nei guai

Il giudice ammette la responsabilità civile dell’azienda, il dirigente medico accusato di omicidio colposo
CHIETI. Era andato al distretto sanitario di Sambuceto, a San Giovanni Teatino, per fare delle semplici analisi, era in coda con la moglie aspettando il proprio turno, quando ha accusato un malore e si è accasciato a terra. Ma nonostante fosse in una struttura sanitaria, nonostante fossero presenti medici specialistici, come il cardiologo, che potevano aiutarlo, per il signor Giovanni D’Agostino non ci fu nulla da fare. Morì sul posto. Tra lo sconcerto degli altri pazienti in fila.
Sull’episodio fu aperta un’indagine e ieri, davanti al giudice per l’udienza preliminare Luca De Ninis e al pubblico ministero Lucia Campo, è partito l’iter processuale che vede indagata la sessantaduenne Elisa Concistré, dirigente medico del distretto sanitario.
È imputata del reato di omicidio colposo, poiché, spiega la procura, «quale dirigente medico del distretto sanitario di Sambuceto, in data 19 febbraio del 2014, per negligenza ed imperizia cagionava la more di D’Agostino».
Quel giorno l’uomo, di 81 anni, ex calzolaio in pensione, cardiopatico da alcuni anni, era da poco arrivato nel presidio Asl per effettuare esami di routine: un prelievo del sangue e alcuni controlli clinici. «Si recava presso il distretto sanitario per effettuare gli esami clinici», ricostruisce la procura, «essendo soggetto diabetico, cardiopatico con intervento di angioplastica. Poco dopo l’arrivo, il D’Agostino accusava un malore ed interveniva su richiesta la dottoressa Concistré. La stessa, preso in carico il paziente, ometteva di predisporre tutte le doverose iniziative atte alla gestione del malore tanto che, manifestandosi quest’ultimo alle ore 8.40, la stessa fino alle ore 9.24 ometteva di allertare il 118 e finanche il medico cardiologo presente nella struttura. La stessa infatti si limitava a misurare il parametro pressorio del paziente, così ometteva di attivare le cosiddette catene della sopravvivenza e alla adeguata risposta all’emergenza, nonostante la presenza dei segnali di uno shok cardiogeno. In conseguenza di tali omissioni», conclude la procura, «il signor D’Agostino moriva per infarto acuto del miocardio».
Si sono costituiti parte civile la moglie e i figli, assistiti dall’avvocato Roberto Di Loreto.
L’avvocato ieri mattina ha presentato al giudice anche la richiesta di chiamare alla propria responsabilità civile anche la Asl Lanciano Vasto Ortona. Il giudice De Ninis ha accolto la richiesta dell’avvocato e ha rinviato l’udienza al prossimo mese di settembre. (a.i.)

