Morì dopo un volo di 15 metri In due condannati a cinque anni

27 Ottobre 2017

L’incidente a gennaio 2015 a Francavilla al Mare costò la vita a un operaio edile di 47 anni Provvisionali da 10 a 50mila euro. Altri due imputati rinviati a giudizio per omicidio colposo

CHIETI. Due condanne e due rinvii a giudizio per la morte dell’operaio edile di 47 anni Antonio Criscuolo, caduto da un ponteggio a 15 metri d’altezza, mentre lavorava in un cantiere di Francavilla al Mare, il 7 gennaio del 2015.
Imputati per omicidio colposo sono comparsi ieri mattina davanti al giudice Luca De Ninis, Anna Petrongolo, 52 anni di San Giovanni Teatino, legale rappresentante della ditta Europonteggi Due che stava eseguendo i lavori sulla palazzina di via Monte Velino 8, Carla Romano, 53 anni di Francavilla, che era coordinatore in fase di esecuzione dell’opera, Nico Cascini, 30 anni di Francavilla, dipendenti della Europonteggi Due, e Ivano Di Giovanni, 50 anni di Francavilla, legale rappresentante della ditta Edilizia Dgi a cui era stata affidata la ristrutturazione esterna dell’edificio. Romano e Di Giovanni, assistiti dagli avvocati Paolo Zaccardi e Paride Orsini, dovranno sostenere il processo per omicidio colposo, mentre gli altri due, difesi dall’avvocato Stefano Azzariti, hanno optato per il rito abbreviato e sono stati entrambi condannati per omicidio colposo. Petrongolo dovrà scontare una pena di 3 anni 4 mesi e 10 giorni, Cascini di 2 anni, 2 mesi e 10 giorni. Sono stati inoltre condannati a dare provvisionali alle parti civili che vanno da 10mila a 50mila euro, per ognuna delle parti ammesse. In un separato giudizio, invece, si quantificherà l’ammontare del risarcimento danni. Il pm Giancarlo Ciani aveva chiesto per entrabi 2 anni. La tragedia che portò alla morte l’operaio edile napoletano si consumò nel primo pomeriggio del 7 gennaio 2015 ed ebbe il triste primato di essere la prima morte sul lavoro dell’anno in regione. L’uomo stava lavorando su un’impalcatura per la ristrutturazione della palazzina di via Monte Velino 8 affidata alla Edilizia Dgi. Mentre stava posizionando un cavalletto ha perso l’equilibrio ed è caduto nel vuoto. Secondo la procura la morte è stata provocata da «negligenza, imprudenza e imperizia». E in particolare, la Romano «non ha coordinato e controllato l’applicazione da parte della Europonteggi Due delle disposizioni contenute nel Piano di sicurezza e coordinamento». Di Giovanni avrebbe invece redatto «un Piano operativo di sicurezza non adeguato». Petrongolo non avrebbe fatto utilizzare ai dipendenti «nei lavori in quota «sistemi di prevenzione» specifici, come i dispositivi retrattili. Non avrebbe inoltre assicurato «un adeguato sistema di protezione direttamente o mediante connettore lungo una guida o linea vita a parti stabili delle opere fisse o provvisionali». Cascini, infine, non avrebbe «sovrinteso e vigilato sulla osservanza da parte dei singoli lavoratori delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e quindi dell’utilizzo dei mezzi di protezione realizzando su tutti i lati dell’edificio un ponteggio metallico privo di perni di collegamento tra i vari montanti, carente all’ultimo piano, in cui stava lavorando Criscuolo».