Morì in gita nella caduta del masso: chiesto il processo per 5 indagati

6 Marzo 2021

La Procura chiude le indagini sul decesso nelle Gole di San Martino di una turista 56enne di Ravenna Udienza preliminare il 7 aprile. Il marito: non era scontato che il pm portasse avanti l’azione penale

FARA SAN MARTINO. La Procura di Chieti ha chiuso le indagini sulla morte di Sandra Zanchini, la turista di Ravenna colpita alla testa da una pietra lungo il sentiero per le Gole, e chiesto il rinvio a giudizio per cinque persone. Dalla tragedia che ha sconvolto la comunità di Fara -era il 22 giugno 2019 - sono trascorsi un anno e nove mesi, segnati in gran parte dall’emergenza Covid. Adesso l’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Marika Ponziani, arriva a un primo punto. Rischiano il processo il sindaco Carlo De Vitis e il responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Fara San Martino, Enrico Del Pizzo, entrambi assistiti dall’avvocato Marco Femminella; il legale rappresentante, all’epoca, del Parco nazionale della Maiella, Claudio D’Emilio, difeso dall’avvocato Ettore Paolo Di Zio, e il direttore Luciano Di Martino, assistito dagli avvocati Giulio Cerceo e Luigi Zappacosta; infine la guida turistica Simone Barletta, difeso dall’avvocato Giovanni Carmellino. L’ipotesi di reato è, per tutti, omicidio colposo e cooperazione nel delitto colposo. Il giudice per le indagini preliminari, Andrea Di Berardino, ha fissato l’udienza preliminare per il prossimo 7 aprile.
I primi quattro imputati in cooperazione fra loro, afferma nel capo di imputazione il pm, «per colpa consistita in imprudenza, imperizia e negligenza e nell’aver omesso di adottare opportune cautele e di predisporre all’ingresso e lungo il tragitto del sentiero, di pertinenza del Comune di Fara San Martino e cogestito con l’ente Parco nazionale della Maiella, cartelli indicatori del pericolo di caduta massi e delle precauzioni da adottare, cagionavano la morte di Sandra Zanchini».
La turista di Ravenna, 56 anni, in gita con il marito e altri amici dell’associazione Trail Romagna, stava percorrendo il sentiero numero 20 dell’itinerario H1 del Parco della Maiella senza indossare alcun particolare dispositivo di protezione individuale, come il caschetto. Il gruppo era arrivato in valle per raggiungere le Gole e il monastero di San Martino. Ma intorno alle 11,30 forti raffiche di vento avevano indotto i turisti a tornare indietro. Dalla parete si erano staccati massi e pietre, caduti sul sentiero proprio nel momento in cui i turisti transitavano. Una delle pietre aveva colpito alla testa Sandra Zanchini, deceduta dieci giorni dopo all’ospedale di Pescara a seguito delle gravissime lesioni riportate. Alla guida turistica, che accompagnava il gruppo nell’escursione, la Procura teatina imputa la colpa di non aver dotato i partecipanti all’escursione di idonei dispositivi di protezione individuale, in considerazione delle caratteristiche e della pericolosità dell’area visitata. Lo stesso pm Ponziani ricorda come le pareti sovrastanti il sentiero fossero già state interessate da smottamenti.
«È un primo passo, sono contento», commenta Davide Baiocchi, marito di Sandra Zanchini che era madre di due ragazze, «non era scontato che il pm portasse avanti l’azione penale». La famiglia non ha mai accettato la tesi di una morte accidentale, ma ha sempre sostenuto che dovessero essere cercate eventuali responsabilità: «Da nessuna parte era indicato o consigliato di indossare i caschetti protettivi».
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