Morì nel cantiere, in 3 a processo: sono accusati di omicidio colposo

La tragedia in via Montegrappa durante i lavori in un palazzo: perse la vita Nicola Di Biase, 59 anni Il gup Pasquale rinvia a giudizio i rappresentanti legali delle ditte che dovevano eseguire l’intervento
SAN SALVO. Comincerà il 19 aprile il processo ai tre imputati accusati di omicidio colposo in concorso con l'aggravante della violazione delle norme infortunistiche per la morte sul lavoro di Nicola Di Biase, 59 anni, di San Salvo. A decidere il rinvio a giudizio è stato il gup Fabrizio Pasquale. L’operaio 59 morì l’11 novembre 2020 precipitando da un terrazzo mentre lavorava. L’avvocato Antonello Cerella, difensore di M.N., 43 anni, rappresentante legale della ditta a cui erano stati affidati i lavori di rifacimento delle facciate di un immobile in via Montegrappa e della Edil 2000, ditta esecutrice dei lavori e subappaltatrice, ha rinunciato al rito abbreviato optando per il rito ordinario. «La consulenza disposta dal pm», afferma Cerella, «non chiarisce da dove è caduto Di Biase né la sua condotta».
Gli avvocati Carmine Petrucci e Luigi Masciulli, difensori degli altri 2 imputati, N.V.D.N., 41 anni, di Vasto, titolare della ditta Tes, datrice di lavoro di Di Biase ed esecutrice in subappalto di diverse lavorazioni, e A.R.L., 67enne di San Salvo, responsabile della sicurezza nel cantiere, hanno condiviso la decisione del collega. Oltre alla moglie, si è costituita parte civile l'Anmil, l'associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro.
L'incidente in cui perse la vita Nicola Di Biase non ebbe testimoni. In assenza di testimoni la procura, per chiarire la dinamica dell’incidente, dispose due accertamenti tecnici irripetibili. L'autopsia ha accertato che la morte dell’operaio avvenne per «gravissimi politraumi da precipitazione», ossia fratture multiple, emorragie e lesioni agli organi interni. Il procuratore Giampiero Di Florio oltre ad aver vagliato tutti gli atti di indagine degli ispettori della Asl, ha affidato all'ingegnere Marco Colagrossi una perizia tecnica per ricostruire la dinamica dell’incidente. Il consulente, avvalendosi anche delle immagini di una telecamera, ha concluso che la caduta sarebbe avvenuta da un’altezza di 4-5 metri da un terrazzo privo di protezioni. Secondo l'accusa «i tre indagati avrebbero causato la morte di Di Biase per colpa, negligenza, imprudenza e imperizia». Subito dopo l'incidente vennero indagati anche l'amministratore condominiale committente dei lavori e il legale rappresentante della ditta che aveva allestito il ponteggio. Ben presto fu evidente che nessuno dei due aveva responsabilità con quanto accaduto. Di Florio ha quindi chiesto per loro l'archiviazione .(p.c.)
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