Morì nell’incidente di caccia: sfilano i testimoni dell’accusa

20 Aprile 2018

TORREBRUNA. Lunga sfilata di testimoni e periti in aula nel corso dell'udienza sul tragico incidente di caccia costato 4 anni fa la vita a Nicola Costanzo, 58 anni di Torrebruna. Di quella morte è...

TORREBRUNA. Lunga sfilata di testimoni e periti in aula nel corso dell'udienza sul tragico incidente di caccia costato 4 anni fa la vita a Nicola Costanzo, 58 anni di Torrebruna. Di quella morte è chiamato a rispondere Roberto Meo, il cacciatore cinquantenne di Castelguidone, accusato di omicidio colposo. Dopo aver sentito i testimoni del pm, l’udienza è stata aggiornata al 25 luglio. L’avvocato Giovanni Cerella, legale dell’accusato, insiste sull’accidentalità dell’evento e sulla possibile deviazione del proiettile da parte di un corpo estraneo. Prima di arrivare in giudizio sono state effettuate numerose perizie. Per ricostruire la scena - l’incidente avvenne a Torrebruna - è stato disposto anche un incidente probatorio con l’utilizzo di un manichino. L’autopsia, eseguita dal medico legale Pietro Falco, ha accertato che Costanzo è morto in seguito a un colpo di fucile che ha determinato lo «sfacelo della zona encefalica» del cranio. Il colpo di fucile ha raggiunto Costanzo sul lato sinistro della testa. Gli investigatori hanno ricostruito la traiettoria del proiettile. La moglie e i tre figli di Nicola Costanzo si sono costituiti parte civile. A rappresentarli sono gli avvocati Guido Colella e Alessandro Orlando. (p.c.)
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