Movida violenta, i tre bulli patteggiano

16 Marzo 2024

Pene fino a 2 anni e 5 mesi per i responsabili delle aggressioni: inchiodati dalle indagini dei carabinieri

CHIETI. I bulli della movida, inchiodati alle loro responsabilità dalle indagini dei carabinieri di Chieti Scalo, patteggiano le pene per evitare condanne ben più pesanti. Armati di coltelli e tirapugni, decidevano loro chi poteva entrare nei locali e chi andava invece respinto a suon di botte. Il diciottenne Matteo Camillo Mammarella se l’è cavata con un anno e otto mesi di reclusione, il diciannovenne Morgan Di Rocco con un anno e sette mesi e il ventenne Gabriele Candeloro con due anni e cinque mesi.
I tre, che hanno beneficiato della sospensione condizionale della pena, sono finiti nei guai per le aggressioni notturne avvenute il 7 e il 20 maggio scorsi con le accuse di lesioni personali, porto abusivo di armi, minaccia, furto e danneggiamento, con l’aggravante dei futili motivi; il solo Mammarella ha violato anche il Daspo Willy, ovvero il divieto di accedere ai luoghi del divertimento, dopo alcune aggressioni che lo hanno visto protagonista in precedenza.
«Tutti i reati», è riassunto negli atti d’indagine, «risultano connotati da una medesima logica e una comune modalità ideativa ed esecutiva, incentrate su provocazioni di tipo militare, tipiche del bullismo giovanile, che hanno esercitato in orario notturno nei confronti di coetanei loro vittime». A incastrare i bulli ci sono testimonianze e immagini delle telecamere.
Nel corso della prima aggressione – secondo l’accusa – Mammarella, Candeloro e almeno quattro persone non identificate hanno picchiato e derubato di un paio di occhiali due cugini pescaresi di 19 e 21 anni che avevano trascorso la serata in un locale di viale Benedetto Croce. Calci e pugni sono volati dopo la più banale delle frasi: «Che c… vi guardate?». La loro Golf è stata poi pesantemente danneggiata a sassate. I medici hanno diagnosticato alle vittime ferite giudicate guaribili rispettivamente in 15 e sette giorni.
Il secondo pestaggio, del quale devono rispondere tutti gli imputati, si è consumato invece in via Vasto: nel mirino sono finiti due ventenni e un ventiduenne, «perché riconosciuti come pescaresi (Di Rocco era un soggetto noto a una delle vittime) e, in quanto tali, “indesiderati”», raccontano le carte dell’inchiesta.
I bulli prima hanno invitato (si fa per dire) gli altri giovani ad «andarsene o a combattere», quindi li hanno minacciati con un coltello e un tirapugni: in due sono riusciti a dileguarsi, ma il terzo è stato acciuffato e colpito senza pietà con calci e pugni, fino a perdere i sensi. Gli aggressori non si sono fermati qui, perché hanno danneggiato la Lancia Y di una delle vittime per poi rubarla (l’auto è stata successivamente recuperata). Il ferito è stato dimesso dall’ospedale con 15 giorni di prognosi, punti di sutura al labbro e necessità di rivalutazione clinica.
Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore Marika Ponziani. Di Rocco è difeso dall’avvocato Simone Troiano, Candeloro è assistito dall’avvocato Francesco Bitritto e Mammarella è rappresentato dall’avvocato Pierluigi De Virgiliis. (g.let.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.