Movida violenta, pugile arrestato «Pestaggio brutale e allarmante»

3 Giugno 2022

Luca Spinelli, 31 anni di Lanciano, finisce ai domiciliari dopo l’aggressione a uno studente 19enne Calci e pugni in pieno volto, lo incastrano il racconto dei testimoni e una conversazione su whatsapp

FOSSACESIA. Senza un vero perché, ha massacrato di botte un giovane di 19 anni con una scarica di calci e pugni anche in pieno volto. «È stata un’aggressione selvaggia e immotivata», scrive il giudice per le indagini preliminari, Massimo Canosa, in un passaggio chiave dell’ordinanza che ha portato agli arresti domiciliari Luca Spinelli, 31 anni, pugile e istruttore di boxe, nato a Lanciano e residente a Sant’Eusanio del Sangro. Lo incastrano i racconti dei testimoni e una conversazione su whatsapp. A occuparsi delle indagini, coordinate dal procuratore di Lanciano Mirvana Di Serio, sono stati i carabinieri della stazione di Fossacesia, intervenuti sul lungomare – insieme ai militari del nucleo operativo e radiomobile di Ortona – dopo il pestaggio avvenuto durante la movida, nella notte tra il 22 e il 23 maggio scorsi, all’altezza del locale Playa Blanco. La vittima, uno studente lancianese, è finito in ospedale con più di 40 giorni di prognosi ed è stato operato a causa della gravità delle fratture al volto: i medici gli hanno impiantato alcune placche di titanio alla mandibola.
LA RICOSTRUZIONE
Quella sera l’aggressione è scaturita da un diverbio per non meglio precisati motivi che gli investigatori definiscono futili (da qui anche la contestazione dell’aggravante). A fare sicuramente la sua parte è stato l’alcol. Quel che è certo è che il 19enne è stato aggredito in due riprese, a distanza di dieci minuti l’una dall’altra, con calci e pugni sferrati in faccia. Il ferito è stato poi soccorso dal 118 e trasportato in ambulanza all’ospedale Renzetti di Lanciano. Le indagini sono scattate immediatamente e, nell’arco di pochi giorni, gli uomini del capitano Luigi Grella e del luogotenente Michele Cefaratti hanno identificato Spinelli.
I TESTIMONI
«La dinamica dei fatti, per come riferito dai testimoni», scrive il procuratore Di Serio, «evidenzia la particolare violenza e brutalità utilizzata da Spinelli, tra l’altro pugile e istruttore di boxe». Dopo il pestaggio, l’indagato si è allontanato velocemente prima che arrivassero le pattuglie dei carabinieri. Il pm rimarca «la gravità del fatto» e ricorda «i numerosi precedenti penali (anche specifici)» dell’arrestato che dimostrano «una spiccata pericolosità sociale tale da rendere probabile la reiterazione di analoghi comportamenti delittuosi». Secondo l’accusa, anche alla luce dell’«allarmante capacità criminale dimostrata», il 31enne merita di finire in carcere.
LA CONVERSAZIONE CHIAVE
Per il giudice, invece, sono sufficienti i domiciliari con il braccialetto elettronico. Lo stesso gip parla di «plurimi indizi di colpevolezza». In particolare, la sorella della vittima ha riferito di una conversazione tramite whatsapp tra un testimone oculare e la cugina dell’indagato nella quale «quest’ultima riferiva di avere duramente rimbrottato Spinelli per l’azione violenta immotivatamente perpetrata e che comunque l’odierno indagato ammetteva i fatti».
«INDOLE VIOLENTA»
Anche il giudice, dunque, ritiene che Spinelli abbia «un’indole particolarmente violenta (avendo precedenti penali quasi esclusivamente per reati contro la persona) tale da far ritenere che possa commettere altri delitti della stessa specie di quello per cui si procede anche in assenza di particolari e valide motivazioni». L’indagato, assistito dall’avvocato Roberto Crognale, sarà interrogato nei prossimi giorni e potrà fornire la sua versione dei fatti.