Movida violenta, tolleranza zero: vietati tutti i locali a un 17enne

Dopo le indagini dei carabinieri, la misura è scattata nei confronti di un minorenne del Pescarese Per i prossimi due anni, il giovane dovrà rimanere lontano da bar, pub e ristoranti di Chieti e provincia
CHIETI. Per due anni, a qualsiasi ora del giorno e della notte, non potrà neppure mettere piede nei locali della movida dove è stato bloccato dai carabinieri dopo aver massacrato di botte ragazzi più grandi di lui per il solo gusto di fare del male. Il 17enne della provincia di Pescara responsabile di almeno due delle ultime risse e aggressioni avvenute allo Scalo è stato raggiunto dal «divieto di accesso negli esercizi pubblici e nei locali di pubblico intrattenimento» non solo del capoluogo teatino ma anche dell’intera provincia. E questa è la prima volta in assoluto che, almeno nel Chietino, accade una cosa del genere dall’entrata in vigore del Daspo Willy, chiamato così in memoria del giovane ammazzato a calci e pugni a Latina. Il questore Francesco De Cicco ha firmato il provvedimento dopo l’istruttoria della Divisione polizia anticrimine, avviata a seguito delle indagini dei carabinieri della compagnia di Chieti.
Il messaggio è forte e chiaro: d’ora in poi, ci sarà tolleranza zero nei confronti di chi rende insicure le notti teatine e, con i suoi eccessi, mette a rischio l’incolumità fisica di coloro che, magari dopo una giornata di studio o di lavoro, vorrebbero solo trascorrere qualche ora in tranquillità e bere una birra con gli amici. Tanto per rendere l’idea degli effetti della misura di prevenzione adottata dalla questura, il 17enne non potrà neanche andare a mangiare una pizza in un ristorante del Chietino, perché nei luoghi a lui interdetti – decreto legge alla mano – ci sono tutti gli esercizi pubblici. E c’è poco da scherzare: la violazione del provvedimento è punita con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 8.000 a 20.000 euro.
«Futili motivi» hanno scatenato i due episodi violenti che hanno visto protagonista il 17enne. E dietro questa espressione da verbale si nasconde la serata di terrore di chi, senza saperne neppure il motivo, si è ritrovato in ospedale con il naso rotto o la mascella fratturata. Come il 29enne di Casalincontrada che, lo scorso 13 maggio, è stato preso di mira davanti al bar Sweet point, aperto h24 in via Travaglini, vicino alla Camera di commercio. «Batti il cinque», ha detto il minore al 29enne, prima di colpirgli la mano in modo violento, con il chiaro intento di provocare una sua reazione. Alla richiesta di spiegazioni, è scattato il pestaggio a sangue: il malcapitato è stato preso a calci dallo sconosciuto, spalleggiato da un amico; poi, quando è crollato a terra, sono arrivati pure i calci in faccia. I due aggressori sono stati poi identificati dai carabinieri del Radiomobile.
Gli stessi militari qualche settimana dopo, per la precisione il 5 giugno, hanno bloccato il 17enne mentre, insieme ad almeno una quindicina di persone, stava partecipando a una maxi rissa nei pressi del pub Ride ’n’ Roll, all’incrocio tra viale Benedetto Croce e via Penne. Una volta bloccato, il minorenne ha iniziato ad assumere un atteggiamento di sfida nei confronti dei carabinieri: come se non bastasse la resistenza fisica, sono volati anche insulti e minacce. È stato logicamente impossibile, in un contesto del genere, con la violenza amplificata dall’alcol e da chissà cos’altro, anche solo ipotizzare i motivi alla base della zuffa sfociata, per il 17enne, in un’inchiesta che lo vede indagato per una sfilza di reati: rissa, minaccia, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.

