Movida, è scontro davanti ai giudici sui locali sequestrati

10 Novembre 2022

La difesa degli indagati chiede di riaprire Bros e Beccafico La procura si oppone. Attesa per la decisione del Riesame

CHIETI. È scontro davanti ai giudici sui locali Bros e Beccafico, sequestrati a Chieti Scalo dopo che le indagini dei carabinieri hanno documentato musica ad alto volume e schiamazzi fino alle tre del mattino. Ieri – durante l’udienza che si è tenuta in videoconferenza – il difensore dei due gestori indagati per «disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone», l’avvocato Vittorio Supino, ha chiesto l’annullamento del decreto di sequestro preventivo. Il sostituto procuratore Giuseppe Falasca si è opposto, depositando anche un’ultima relazione dei carabinieri che evidenzia come, a seguito dei sigilli e della contestuale chiusura dei locali, non ci siano state più telefonate al 112 da parte di quei residenti che, in precedenza, si erano detti esasperati per la movida molesta. Secondo l’accusa, è la dimostrazione di come la “fonte di disturbo”, che costringeva i cittadini a trascorrere notti insonni anche a un chilometro di distanza, fossero proprio i due locali ora sequestrati. Il tribunale del Riesame (presidente Guido Campli, giudice estensore Giulia Colangeli, giudice Enrico Colagreco) si è riservato la decisione, che arriverà dunque nei prossimi giorni.
LA VERSIONE DIFENSIVA
La difesa, invece, ha sottolineato: «Tutta l’attività di somministrazione delle bevande e di intrattenimento dei clienti è sempre stata autorizzata dal Comune di Chieti. A ciò si aggiunga che l’apertura nelle ore notturne, fino alle 2, è consentita dall’ordinanza emessa dallo stesso Comune. Al fine di rispettare le prescrizioni, i ricorrenti hanno sempre utilizzato personale di vigilanza proprio con l’obiettivo di evitare l’insorgere di qualsivoglia problema derivante dalla presenza di numerosi giovani all’esterno dei locali». E ancora: «Le circostanze relative al fatto che la musica amplificata esclusivamente all’interno dei locali era udibile anche dall’esterno, così come il rumore antropico dovuto ai clienti che restavano fuori del locale, peraltro intenti a consumare bevande nel dehor, regolarmente autorizzato dal Comune, non possono che essere fisiologiche e di certo non assumono rilevanza penalistica, atteso che non è dato comprendere in qual modo e in quale misura i frequentatori dei locali, per lo più giovani, debbano eventualmente comportarsi al fine di evitare qualsivoglia rumore. Sarebbe infatti una contraddizione in termini consentire a un locale pubblico di restare aperto fino alle 2 con somministrazione di bevande ed erogazione di musica e, nel contempo, pretendere che costoro si comportino come se fossero seduti al teatro».
QUINDICI DIPENDENTI
Il sequestro di Bros e Beccafico, sempre secondo la difesa, «crea danni irreversibili anche per i 15 dipendenti, oltre a privare i giovani della città, per lo più universitari, di qualsiasi forma di svago impoverendo ancora di più il tessuto sociale sotto il profilo economico e commerciale».
LE ACCUSE
Mettere i sigilli, secondo il giudice Andrea Di Berardino che ha disposto il sequestro, è invece l’unico modo per evitare che «si reiterino e aggravino gli effetti nocivi sulla salute delle persone residenti in zona». Già lo scorso luglio i militari dell’Arma avevano requisito solo gli amplificatori, «nell’ottica di un’auspicabile deterrenza esercitata dall’avvio del procedimento penale, anche al fine di verificare se, eventualmente senza musica, gli avventori sarebbero diminuiti o se i dj set fossero anticipati o eliminati». Ma i gestori dei pub hanno continuato «a molestare e a disturbare la quiete dei residenti mediante l’omessa vigilanza sulla chiassosità dei frequentatori dei locali e la riproduzione di musica in orario notturno intollerabile per il vicinato».