Mozzarelle e cocaina, anche Soprano non risponde

CHIETI. Anche Massimo Soprano ha deciso di tenere la bocca chiusa di fronte al gip Antonella Redaelli che ieri ha proceduto all’interrogatorio di garanzia nel carcere di Chieti, alla presenza del...
CHIETI. Anche Massimo Soprano ha deciso di tenere la bocca chiusa di fronte al gip Antonella Redaelli che ieri ha proceduto all’interrogatorio di garanzia nel carcere di Chieti, alla presenza del difensore, l’avvocato Italo Colaneri. Soprano deve rispondere al reato di detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio e anche di tentata estorsione nei confronti diMattia Cipressi un altro giovane finito carcere per il reato di spaccio.
A stroncare il commercio di cocaina, attività coperta dallo smercio ambulante di mozzarelle di bufala e talvolta di pesce fresco, sono stati i carabinieri delNucleo operativo radiomobile e della Compagnia di Chieti che hanno arrestato otto giovani, tutti residenti a Francavilla al Mare (Chieti), tranne uno, residente a Chieti Scalo. In carcere sono finiti Massimo Soprano, Domenico Fontanarosa e Mattia Cipressi, tutti nati nel 1988, il terzo residente a Chieti Scalo. Agli arresti domiciliari sono finiti invece Roberto De Felice, Viviana Rosano e Renato Caratella. Obbligo di firma in caserma tutte le sere per Riccardo Lanaro del 1978 e Piero Mascioli del 1976, residenti pure a Francavilla al Mare. I primi ad essere interrogati venerdì scorso sono stati fontanarosa e Cipressi e anche loro davamti al giusdipe per le indagini preliminari Redaelli si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Tutto è iniziato con l'arresto, a fine 2013, di una persona sorpresa a spacciare 30 grammi di cocaina. All'uomo vennero sequestrati alcuni appunti contenenti nomi e riferimenti che hanno permesso ai carabinieri di monitorare l'attività di più persone che abitano fra Chieti e Francavilla. A insospettire i carabinieri i contenuti bizzarri dei «libri contabili» dove non venivano mai citati i nomi dei prodotti acquistati. Intercettazioni e pedinamenti hanno consentito agli investigatori di scoprire che il commercio di mozzarelle, formaggi era solo un’abile copertura per spacciare sostanze stupefacenti. Non in grandi quantità, ma in modo costante. Un giro di affari da ventimila euro al mese.(y.f.)

