Multe cancellate ai conducenti, inflitti tre anni a due vigilesse

Le condanne dopo 10 anni: il primo processo era stato annullato per il mancato deposito degli atti Il pubblico ministero aveva chiesto pene più severe. Per le due agenti interdizione di cinque anni
SAN SALVO. Due condanne ma solo per tre reati su 27 contestati per due agenti della polizia locale di San Salvo. Assoluzione per altri due colleghi per intervenuta prescrizione. A distanza di dieci anni dall'avvio delle indagini, ieri è arrivata al capolinea il processo denominato “Multopoli”. A emettere la sentenza, il collegio del tribunale di Vasto presieduto dal giudice Stefania Izzi, a latere Elisa Ciabattoni e Rosanna Buri. Ad essere condannate Carmela Felice a tre anni e tre mesi e Angela Monaco a tre anni. Il pm Giuseppe Falasca aveva chiesto la condanna a 5 anni. Le stesse imputate sono state assolte da altri 27 i reati contestati, ma dovranno risarcire il Comune di San Salvo del danno procurato da quantificare in separata sede. Dichiarata anche la loro interdizione dai pubblici uffici per un periodo di 5 anni. Fine di un incubo, invece, per Gianluca Ciavatta e Dino Di Fabio. Per alcuni reati l'assoluzione per i due vigili è stata decisa per non aver commesso il fatto, per altri reati per prescrizione. Soddisfatti i difensori Antonello Cerella, Fiorenzo Cieri, Clementina De Virgiliis, Alessandra Cappa, Guido Torricella, Augusto La Morgia.
L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale dell’Aquila, scattò nel 2013 quando la guardia di finanza e il nucleo tributario eseguirono una serie di controlli negli uffici del comando dei vigili urbani per acquisire documenti e ricostruire la gestione delle multe. Qualche mese dopo arrivarono i provvedimenti restrittivi nei confronti di alcuni vigili messi agli arresti domiciliari. Dal racconto dell'ex comandante Silvana Paci e di un collega degli accusati, le multe non notificate dal 2007 al 2009 furono una trentina su un totale di 3mila fatte. Mancanza che, a parere della difesa, non è stata certo causata dalla volontà di commettere illeciti. Le accuse a vario titolo erano peculato, falso, abuso d'ufficio, accesso abusivo al sistema informatico e violenza e minacce a pubblico ufficiale per impedire gli accertamenti.
Nel 2018 gli atti tornarono all'Aquila. La Procura distrettuale ha dovuto fare un nuovo avviso di conclusione delle indagini. Il primo processo era stato annullato perché la Procura non aveva mai depositato e messo a disposizione dei difensori gran parte dei documenti relativi all'attività investigativa. Mancavano verbali e documenti citati nel capo d'imputazione.
A dicembre 2017 il pm notificò ai difensori l'avviso di deposito dei documenti mancanti. A marzo 2020 la difesa tornò sulle barricate facendo notare che la visione di quei documenti sarebbe dovuta avvenire in sede di udienza preliminare. Il processo ricominciò da capo. Il 15 aprile 2021 il gup Fabrizio Pasquale ha disposto un nuovo rinvio a giudizio. Ieri pomeriggio è arrivata la sentenza. I difensori delle due condannate hanno già annunciato ricorso in appello.
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