Muore carbonizzato nell’auto in fiamme

4 Marzo 2023

Nicola Di Crescenzo, 58 anni, aveva una piccola impresa. Indagano i carabinieri, l’ipotesi principale è il gesto volontario

ROCCAMONTEPIANO. È uscito di casa verso le sei del mattino e lo hanno ritrovato morto, meno di un’ora dopo, nella sua auto in fiamme: il corpo di Nicola Di Crescenzo, 58 anni di Guardiagrele, titolare con il fratello di una piccola impresa edile, era completamente carbonizzato. La moglie lo ha riconosciuto dalla fibbia della cintura dei pantaloni, uno dei pochi oggetti risparmiati dal fuoco che ha ridotto a un ammasso di lamiere la Fiat Panda appoggiata contro il guardrail lungo una discesa di Roccamontepiano, in via Pomaro, vicino al sottopasso dell’ex statale 81, al confine con Casalincontrada. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Giuseppe Falasca, è condotta dai carabinieri. L’ipotesi principale è quella di un gesto volontario: non è da escludere che sia stata utilizzata della benzina, acquistata di recente, per appiccare l’incendio. Gli esami affidati al medico legale Cristian D’Ovidio potrebbero fornire ulteriori punti fermi. Già oggi, per consentire tutti gli accertamenti, è possibile che verrà aperto un fascicolo a carico di ignoti – come atto dovuto – per istigazione al suicidio.
LA RICOSTRUZIONE
L’allarme viene lanciato poco prima delle 7. Un operaio di passaggio nota quella macchina in piena curva già avvolta dalle fiamme e telefona al 112. Poi, scatta con lo smartphone una fotografia che dimostra come l’incendio sia partito dall’interno del veicolo. I soccorsi sono immediati: sul posto si precipitano i vigili del fuoco, i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Chieti, della stazione di Casalincontrada e della sezione investigazioni scientifiche del comando provinciale. Il cadavere è sul sedile lato guida. Per identificarlo risultano fondamentali la targa anteriore dell’automobile e il dettaglio della cintura dei pantaloni.
LE INDAGINI
Dal sopralluogo degli investigatori non emerge nessun elemento che possa fare ipotizzare un omicidio. Le fiamme sviluppatesi nell’abitacolo rendono altamente improbabile che l’innesco sia legato all’impatto con il guardrail o sia una diretta conseguenza di un incidente stradale, magari causato da un malore. Ed è altrettanto difficile che un’automobile a diesel si sia incendiata così facilmente, con lingue di fuoco alte alcuni metri. In altre parole: tutto lascia pensare che ad alimentare il rogo, diventato nel giro di pochi minuti una trappola mortale, sia stata una presenza massiccia di liquido infiammabile. In via Pomaro arriva anche il professor D’Ovidio per una prima ricognizione, ma saranno necessari esami radiografici e approfondimenti medico-legali. L’utilitaria finisce sotto sequestro e il corpo viene trasportato all’obitorio dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, mentre i carabinieri continuano ad ascoltare testimoni per ricostruire le ultime ore di vita di Nicola e non solo. Sul posto c’è anche Guido Primavera, il titolare dell’impresa per conto della quale, nell’ultimo periodo, Nicola stava realizzando alcuni interventi in pietra in un’abitazione di Roccamontepiano. «Non veniva sul posto di lavoro da circa una settimana», racconta. «Lo abbiamo chiamato più e più volte, ma non ci ha dato risposta. Poi ci ha detto che ci saremmo visti nel fine settimana». Quel che è certo è che Nicola non ha mai parlato con i familiari di eventuali problemi economici o di altre questioni che lo preoccupavano.
LA TESTIMONIANZA
«Era diventato nonno per la seconda volta da poco tempo», dice Carmelo Biazzo, il marito della nipote di Nicola. «Sono tredici anni che lo conosco e non ha avuto mai problemi di alcun genere. L’ho visto per l’ultima volta stamattina, verso le sei, quando è uscito con la macchina: ci siamo salutati, come sempre, e lui era vestito da lavoro». Un’ora dopo, la tragedia.
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