Muore per l’emorragia, maxi indennizzo

9 Maggio 2016

Chieti, Asl condannata a versare oltre 600mila euro ai familiari di un 68enne deceduto al Policlinico

CHIETI. Muore al policlinico di Chieti dopo una emorragia polmonare e il Tribunale condanna la Asl teatina a risarcire, per grave inadempimento e negligenza, due parenti del paziente deceduto con una cifra di oltre 600mila euro.

Una sentenza apri pista quella del giudice Camillo Romandini che ha inserito anche «il mancato consenso informato del paziente» sulle terapie alle quali veniva sottoposto durante il ricovero in ospedale nella voce del risarcimento economico. I fatti risalgono al mese di novembre del 2011 quando Giuseppe Bombaci, 68 anni, di origine siciliane ma residente nel Comune di Paglieta accusa un aggravamento della patologia di cui soffre: un enfisema cronico. I familiari lo avevano convinto di ricoverarsi al policlinico teatino invece di sottoporsi alle cure, come faceva di solito, all’ospedale di Casoli. Il paziente, a Chieti, è stato sottoposto per una settimana a una serie di indagini anche se a corredo del suo ricovero era stato consegnato al reparto una precedente cartella clinica nella quale veniva specificata la malattia cronica del paziente.

Nonostante questo Bombaci sarebbe stato sottoposto, senza esserne informato, a una terapia combinata di farmaci anticoagulanti a seguito dei quali l’uomo nei tre giorni successivi accusò un repentino peggioramento.

Fino ad arrivare al giorno del decesso per una emorragia polmonare che ha portato Bombaci alla morte in appena 5 minuti. Dai rilevamenti della ctu (Consulenza tecnica d’ufficio) è emerso che il paziente era sì affetto da enfisema, ma che a provocare la sua morte sarebbe stata un’altra patologia, una tromboembolia polmonare. Malattia che non era stata diagnosticata e quindi curata con la terapia giusta. La morte improvvisa di Bombaci ha gettato nello sconforto i familiari che al contempo si sono insospettiti. Così, per capire cosa avesse provocato il decesso del parente si sono rivolti agli avvocati Carlo Rossi e Ettore Ridolfi che hanno sbrogliato la dolorosa matassa. Bombaci come confermerà poi il giudice Romandini nella sentenza è morto per una malattia non diagnosticata e per una terapia sbagliata e non per l’enfisema del quale soffriva da tempo. Da qui la condanna alla Asl per negligenza e imprudenza nei confronti del paziente. I parenti, ancora provati dalla perdita del proprio caro, commentano: non volevamo vendetta, ma solo giustizia.