Mura aragonesi nell’abbandono

11 Ottobre 2016

Da un anno i reperti trovati sotto l’asilo convivono con erbacce e rifiuti: non si sa ancora cosa farne

LANCIANO. Una scoperta importante, definita anche dalla Soprintendenza di grande rilevanza storica: fu salutata così la scoperta di parte delle mura aragonesi sotto pochi centimetri di asfalto nel giardino dell’asilo Maria Vittoria nel settembre 2015. Menomale, poiché se non fossero un reperto importante del passato della città, sarebbero state distrutte. Certo, a vederle oggi sembra tutt’altro che un monumento importante per la storia cittadina quel tanto decantato e cercato collegamento tra il Torrione Aragonese e le Torri Montanare, che da anni si ipotizzava esistesse.

Oggi i reperti sono abbandonati, ricoperti della vegetazione. Ciuffi d’erba sputano tra i mattoni, non mancano i rifiuti. Sottoposte all’azione di sole, vento, neve e pioggia da oltre un anno. È stata solo cambiata la recinzione arancione poiché è stata progressivamente ridotta l’area per restituire il giardino ai bambini. Il motivo? Perché bisogna ancora capire cosa farne. Si attende che Provincia, Ufficio ricostruzione regionale e Soprintendenza definiscano cosa fare dell’area. La scoperta, infatti, ha frenato la realizzazione dell’opera che ha diviso Comune, Provincia e associazioni cittadine: l’ampliamento dell’istituto De Titta. Un’opera da evitare per le associazioni, che hanno sempre sostenuto la presenza dei reperti nell’area. Una necessità per Provincia e Comune che, però, hanno dato il via libera all’opera, solo a patto che ci fossero dei sondaggi. E questi hanno portato alla luce le mura definite, dalla Soprintendenza dell’Abruzzo, di grande rilevanza storica. Ora bisogna capire se andare avanti col progetto completo di ampliamento della scuola De Titta o solo parziale; se prevedere un parco archeologico e inserirlo nella scuola.

Ma bisogna farlo in fretta. Oggi è in programma un incontro all’Aquila. «All’Ufficio ricostruzione», conferma Mario Pupillo, sindaco di Lanciano e presidente della Provincia, «per decidere se modificare il progetto dell’ampliamento del De Titta e inserire così i reperti nella scuola rendendoli visibili, oppure realizzare un parco archeologico con le mura in vista e senza scuola all’aperto». I fondi che ci sono servono per la ricostruzione della scuola danneggiata dal sisma e per fare una scala antincendio al De Titta che ha bisogno di altre aule. Ma ci sono le mura da salvaguardare. Sempre se resisteranno, più che alle intemperie, all’indifferenza del Comune che in questi anni ha avuto la fortuna di rinvenire diversi tesori, reperti di valore storico: l’arco di un ponte tardo romano sotto la rotonda di Santa Chiara, che è stato ricoperto; le tombe bizantine rinvenute accanto le mura della chiesa di San Biagio e nella piazza Dei Frentani, pure ricoperte. Toccherà la stessa sorte anche alle mura aragonesi? (t.d.r.)

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