Muri scrostati e crepe Il distretto è a pezzi

30 Maggio 2017

Muffa e stanze poco aerate: protesta l’utenza per le carenze della struttura  Ferrante: «I lavori di adeguamento sono previsti, altrimenti cambiamo sede»

CHIETI. Sulla carta la struttura ha i «requisiti minimi» per restare aperta, ma nella realtà è tutta un’altra cosa. Sono così tante le lamentele degli utenti del distretto sanitario di base di Chieti Scalo che ieri mattina siamo andati a controllare. Il lunedì è un giorno relativamente tranquillo e non c’è la folla dei giorni centrali della settimana in cui sono in funzione tutti gli ambulatori. La prima cosa che gli utenti in attesa fanno notare è che non funziona il segna-numero elettronico. «È fermo da due anni», dicono, «e così le informazioni dobbiamo chiederle agli altri in fila. E non è raro che spesso ci scappino litigi. Eppure il sistema è predisposto per funzionare in maniera elettronica, ma non si sa perché ci lasciano così in queste condizioni».
Basta poi fare un giro per i locali per vedere in quali condizioni vengono tenuti. «Non sono condizioni dignitose», dice lo scalino Camillo Carapelle, che elenca una serie carenze, tutte facilmente riscontrabili. Appena si entra, infatti, si vede che gli ambienti hanno mura scrostate e annerite. Pare che questa estate la Asl provvederà a far risistemare l’impianto di riscaldamento perché, così com’è, non sarebbe a norma. In una delle stanze, infatti, si nota un climatizzatore portatile, ingombrante e di vecchia generazione, sistemato probabilmente per rinfrescare l’ambiente durante il periodo estivo. D’altronde, tutte le stanze, tranne una, sono dotate di piccole finestre vasistas, vale a dire che permettono solo una minima apertura. Gli ambienti sono tutti angusti, le scrivanie sistemate alla meno peggio e l’arredo appare a dir poco antiquato. In una stanza c’è un armadio da ufficio sistemato davanti a una porta e gli scaffali non sembrano del tutto adeguati per riporre le attrezzature mediche. L’edificio, inoltre, non è dotato di servizi igienici per portatori di handicap e solo da qualche anno è apparsa la pedana all’ingresso per permettere l’accesso a chi è in sedia a rotelle. Non ci sono neanche uscite d’emergenza. Le ultime scosse di terremoto hanno visto infermieri, medici e pazienti scappare all’impazzata lungo i corridoi verso l’unica uscita. Dopo le scosse c’è stato un sopralluogo che ha definito la struttura in sicurezza. Ma le crepe sui muri restano evidenti.
Le condizioni del distretto di via Delitio con le sue stanze calustrofobiche sono tornate d’attualità da quando la Asl ne ha annunciato il potenziamento del punto prelievi. Con la chiusura al pubblico del Centro prelievi dell’ospedale di Colle dell’Ara e il trasferimento nel vecchio Santissima Annunziata, l’utenza scalina, infatti, aveva protestato sentendosi costretta a riversarsi in massa sul colle. Per venire incontro alle esigenze di questo tipo d’utenza, il direttore sanitario della Asl, Vincenzo Orsatti, aveva annunciato il potenziamento del punto prelievi attraverso l’invio, se fosse stato necessario, di maggiore personale. Attualmente il distretto può contare su quattro infermieri, tre professionali e uno generico. Il direttore facente funzione del distretto, Adelchi Ferrante, conferma la possibilità di vedere ampliate le risorse umane nel caso l’utenza aumentasse con la chiusura del Centro prelievi a Colle dell’Ara, prevista per il 12 giugno. Smentisce, invece, la notizia della soppressione di alcuni ambulatori, di cui pure si sarebbe parlato: «Al momento», dice, «non mi risulta». Sulle condizioni strutturali, il direttore si limita a dire che «c’è un piano di adeguamento della Asl. Se non lo si potrà realizzare è previsto il trasferimento in altra sede». La struttura, comunque, a stare al direttore Orsatti, avrebbe «i requisiti minimi» per ospitare il distretto.