’Ndrangheta, il boss in videoconferenza

5 Dicembre 2018

Cuppari, capo della cosca di Brancaleone, interviene dal carcere in Friuli: è accusato anche di roghi di auto e botte a un cantante

CHIETI. Il boss della ’ndrangheta si collega per la prima volta in videoconferenza con il tribunale di Chieti. Simone Cuppari, 37 anni, è ritenuto il capo della ’ndrina proveniente da Brancaleone (Reggio Calabria) che aveva eletto Francavilla come base per traffici illeciti da milioni di euro. Dall’estate scorsa, quando i carabinieri del nucleo investigativo di Chieti l’hanno arrestato vicino Bergamo dopo una lunga latitanza, il boss è rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo, in provincia di Udine. E ieri non ha voluto perdersi, anche se restando a 700 chilometri di distanza, due processi che lo vedono imputato: nel primo, davanti al giudice monocratico Chiara Di Gerio, è accusato di danneggiamento seguito da incendio; nel secondo, di fronte al giudice di pace Mariaflora Di Giovanni, deve rispondere di minaccia e di concorso in lesioni personali per aver picchiato un cantante. Certo, niente a che vedere con le grandi inchieste in cui i pm gli contestano l’associazione a delinquere di stampo mafioso. Ma lui, il boss braccato per anni dalle procure di Pescara, L’Aquila e Locri, vuole seguire in prima persona tutte le vicende che lo riguardano. E allora verso le 9 del mattino l’aula Matteotti, per intenderci dove vengono celebrati i processi in Corte d’assise, diventa una sorta di set: le telecamere inquadrano magistrati e avvocati, mentre su due monitor ecco proiettate le immagini che arrivano dal carcere friulano. Cuppari, che ha il vezzo delle polo con il colletto alzato, stavolta indossa un giubbino di colore bordeaux, tipo «bomberino». Faccia pulita e capelli corti, è seduto alla sinistra di un agente di polizia penitenziaria.
Si comincia con la storia del rogo doloso che risale al 29 novembre del 2015: Cuppari è accusato di aver appiccato il fuoco a un’Alfa Romeo, «incendiandola totalmente» e danneggiando una Twingo e una Punto. È una prima udienza e lui, difeso dall’avvocato Giovanni Nunnari di Roma, non pronuncia una sola sillaba. Il giudice acquisisce le liste testimoniali e rinvia tutto al 18 luglio. Subito dopo inizia il secondo processo: il boss calabrese è alla sbarra con il francavillese Tonino Ballone, 44 anni, difeso dall’avvocato Goffredo Tatozzi, per fatti accaduti a settembre 2016. Entrambi sono finiti nei guai per aver preso a schiaffi e calci un cantante amatoriale di 57 anni, anche lui di Francavilla, che ha animato qualche serata in un bar gestito dal calabrese e chiedeva di essere pagato 120 euro. Dopo l’esame della parte offesa, a metà del quale Cuppari scambia qualche parola con il suo legale, il giudice rinvia all’11 marzo per ascoltare i testimoni. E il boss sarà ancora collegato in videoconferenza.
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