Negri Sud appeso a un filo mancano anche i reagenti

20 Luglio 2014

Sui 97 dipendenti rimasti aleggia lo spettro dei licenziamenti collettivi Il consigliere D’Alessandro: i sindacati hanno ragione ma sbagliano obiettivo

SANTA MARIA IMBARO. Licenziamento collettivo. É questa la frase che agita il destino della Fondazione Mario Negri Sud, ormai appeso a un filo. Non si sa chi e quanti dei 97 dipendenti che ancora resistono a lavorare nel prestigioso centro di ricerca, con 12 mensilità di stipendio arretrato, sarà licenziato. Né si sa da quando parte la procedura decisa nel marzo scorso in una delibera del consiglio di amministrazione della fondazione che ha fatto seguito al piano di risanamento presentato a febbraio. Di certo c'è solo che, secondo quanto riportato dal consigliere regionale Camillo D'Alessandro, nell'ultimo consiglio di amministrazione il presidente della Fondazione Silvio Garattini ha dichiarato di andare avanti da subito con la procedura di licenziamento collettivo perché è già operativa.

Intanto resta un centro di eccellenza che vive alla giornata, annaspando in mare aperto. Non ci sono più i nemmeno i soldi per acquistare i reagenti per le analisi chimiche ambientali, né si può più far fronte alle spese correnti. I dipendenti sono ormai alla canna del gas. Da un lato c'è l'amore per la ricerca e il senso di responsabilità nel portare avanti progetti già avviati e finanziati, dall'altro c'è un futuro più che mai incerto.

«Capisco i sindacati e soprattutto il disagio dei ricercatori per la condizione in cui versa il Negri Sud», replica il consigliere Pd D'Alessandro alle accuse di Filcams-Cgil e Fisascat- Cisl, «ma sbagliano il tiro e così fanno un cattivo servizio alla verità, che al Mario Negri va svelata fino in fondo e che mi impegnerò personalmente a far venire a galla». «Nell'ultimo cda», specifica D'Alessandro, «non è stata assunta alcuna deliberazione circa la mobilità dei lavoratori, bensì il presidente Garattini ha comunicato l'esecuzione di due delibere precedenti, di febbraio e marzo, ben prima dell'insediamento della nuova giunta regionale. Si tratta quindi di un piano di risanamento e licenziamenti, decisioni che vanno l'una contro l'altra, ma già assunte e non eseguite in campagna elettorale».

Resta aperto anche il problema del bilancio, approvato con 3milioni di debito per il 2013, ma che si avvia ad essere chiuso con altrettanti 3milioni di buco per il 2014. «Le modalità di partecipazione alla Fondazione legiferate dal centrodestra sono un imbroglio», attacca D'Alessandro, «si stabilisce che la partecipazione non comporta oneri aggiuntivi in capo al bilancio regionale: ciò significa che le perdite non possono essere ripianate, salvo con nuova legge e fondi da individuare».

Daria De Laurentiis

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