Nel Pd volano le accuse sulle tessere

3 Ottobre 2017

La minoranza del partito denuncia: «Sono fabbricate». E si appella a Rapino

CHIETI. È guerra nel Partito democratico teatino. L’accorpamento dei due circoli voluto dalla segreteria ha dissotterrato le asce della minoranza Pd. Ieri pomeriggio è partito un durissimo documento contro il segretario cittadino Filippo Di Giovanni, il segretario provinciale Chiara Zappalorto, il segretario del circolo scalino Santina Ferrante e tutta la cosiddetta maggioranza Pd a partire dal consigliere comunale ed ex candidato sindaco Luigi Febo. Il documento è stato inviato al segretario regionale Marco Rapino e l’accusa più grave è quella di imbrogli nel tesseramento appena concluso. Il sospetto è quello «che qualcuno volesse continuare a “fabbricare le tessere” per superare ulteriormente gli iscritti di Chieti Centro», si legge nella lettera. E se per il momento si tratta solo di un “sospetto”, «non appena avremo qualcuno disposto a sottoscrivere una dichiarazione in tal senso», si legge ancora, «presenteremo senz’altro un esposto all’autorità giudiziaria». A giudicare dal tono di questo passaggio, appare chiaro che la minoranza non intende fermarsi qui. In ballo non c’è solo la riduzione del dissenso interno (operazione che starebbe dietro alla volontà di accorpare i due circoli) ma anche il nome del prossimo candidato sindaco. La minoranza si ritrova intorno al consigliere comunale Alessandro Marzoli, la maggioranza intorno al collega Febo. Anche se non è detto che quest’ultimo si ricandidi.
A firmare la lettera sono il presidente del circolo di Chieti alta, Pierluigi Barone, l’ex sindaco Francesco Ricci, l’ex consigliere comunale Gabriele Salvatore e poi Luca Caratelli, Angela Davide, Rita D’Alfonso, Rita Centofanti, Nestore Tomeo, Matteo Sansone, Luciano De Liberato, Giampiero Riccardo e Giampiero Picciani. Non c’è la firma di Marzoli che nella vicenda del tesseramento, da presidente dell’assemblea cittadina, ha fatto di tutto perché anche il circolo scalino, come aveva già fatto quello di Chieti alta, consegnasse in tempo le tessere, così come era stato richiesto. Almeno questa è la versione della minoranza Pd, che nella lettera se la prende soprattutto contro Di Giovanni, di cui, all’indomani della sconfitta elettorale, si era chiesto un passo indietro. Nel mirino c’è anche il segretario provinciale accusato di aver mentito sulla questione dell’accorpamento dei circoli. «Ho detto solo che c’era un documento di 200 iscritti per l’accorpamento dei circoli sottoposto alla commissione per il congresso, cosa che c’è, e dunque non ho mentito», precisa il segretario provinciale, «ma di queste cose credo si debba discutere nelle sedi preposte. Abbiamo i congressi per farlo. Per il resto, ci sono anche altre priorità, che riguardano la sanità e l’amministrazione della Provincia e io vorrei continuare ad occuparmene». (a.i.)