«Nella casa di riposo anziani maltrattati»

8 Marzo 2017

La Procura di Vasto chiede il rinvio a giudizio per i gestori della struttura La donna e il suo convivente accusati di lesioni e delle morti di alcuni nonni

VASTO. L’accusa è di concorso in maltrattamenti, lesioni volontarie aggravate, poiché seguite dalla morte della persona offesa, e abbandono di incapaci con le aggravanti di aver agito per futili motivi e aver adoperato sevizie che hanno portato alla morte di alcuni anziani ospiti. La Procura della Repubblica di Vasto ha chiesto il rinvio a giudizio per Carmela G., 48 anni, e del convivente Lucio R., 58 anni. L’udienza preliminare è stata fissata al prossimo 26 aprile.

GLI ARRESTI. I due furono arrestati il 21 luglio 2016. L’operazione denominata “Arcobaleno”, dal nome della casa di riposo degli orrori, destò enorme scalpore in città. L’inferno aveva i colori dell’arcobaleno. I carabinieri scoprirono e filmarono i drammatici momenti vissuti dai “nonni”. Qualche caso purtroppo finì tragicamente. Maltrattamenti e sevizie a detta del procuratore capo della Repubblica, Giampiero Di Florio e del pubblico ministero Gabriella De Lucia, sarebbero stati all’ordine del giorno. Le manette furono l’epilogo di un’articolata attività investigativa durata più di tre mesi. Ad eseguire gli arresti furono i militari del nucleo operativo della compagnia dei carabinieri di Vasto su disposizione del gip del tribunale, Caterina Salusti. Contestualmente venne disposto il sequestro preventivo della struttura. Nessuno all’esterno si era accorto di quello che accadeva dentro la casa famiglia “L’Arcobaleno”. L’intera vicenda sarà rivissuta in aula a fine aprile.

LE PARTI. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Alessandra Cappa, Antonello Cerella e Alessandro Orlando. La difesa cercherà di smontare il castello accusatorio. Le famiglie di alcune presunte vittime sono pronte a costituirsi parte civile. Lo stesso alcune associazioni cittadine. Una delle anziane salvate dai carabinieri sarà rappresentata dall’avvocato Fiorenzo Cieri. Secondo l’accusa gli anziani ospiti venivano picchiati e umiliati dalla coppia rinviata a giudizio. Nelle immagini tratte dalle telecamere nascoste dai carabinieri, si distingue Carmela G. mentre picchia una nonnina. Un’altra immagine che riempie di tenerezza e sgomento mostra un’ anziana ospite che ringrazia i carabinieri che l’hanno «liberata» e li chiama angeli.

L’INCHIESTA. Il procuratore della Repubblica di Vasto, Giampiero Di Florio, avviò l’attività d’indagine, iniziata nel mese di aprile 2016, a seguito di alcune segnalazioni rese da persone che avevano assistito ai maltrattamenti. Su delega della stessa autorità giudiziaria, i carabinieri acquisirono diversi elementi probatori, tra i quali anche le cartelle cliniche dell’ospedale San Pio di Vasto. A causa degli inumani trattamenti, alcuni nonnetti, ricoverati ormai in fin di vita in ospedale, morirono. Il materiale ha convinto i giudici della colpevolezza degli accusati. Le investigazioni, infatti, hanno permesso di svelare continui e perduranti maltrattamenti subiti dagli anziani ospiti della casa di riposo. Le indagini sono state supportate da intercettazioni telefoniche e videoambientali realizzate all’interno della struttura. Dialoghi e immagini hanno convinto la magistratura delle condotte violente della coppia che, senza alcuna motivazione apparente e reiteratamente, con atti di violenza fisica e psicologica, maltrattavano gli anziani ospiti anche non autosufficienti e affetti da gravi patologie.

LE VIOLENZE. La cosa più triste è che questi ultimi erano stati affidati dai familiari agli indagati per ragioni di cura. Al contrario venivano sottoposti a continue sofferenze fisiche ed umiliazioni morali, costretti a penose condizioni di vita in un clima di paura e insicurezza. A volte, stando al racconto degli investigatori, venivano persino legati ai loro letti ed alle loro sedie a rotelle quando «disturbavano» o semplicemente si «lamentavano» per i continui dolori causati dalle precarie condizioni fisiche. A causa di questi inumani trattamenti alcuni ospiti, ormai in fin di vita, decedevano dopo essere stati ricoverati in ospedale a Vasto. Gli arrestati, che hanno trascorso un periodo nelle case circondariali di Vasto e di Chieti come detto, ora dovranno rispondere dei reati di concorso in maltrattamenti, lesioni volontarie e aggravate dall’essere il fatto seguito dalla morte della persona offesa, e abbandono di incapaci. Gli accusati rischiano una severa condanna.

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