Nella riserva uccisi 117 cinghiali in un anno

8 Giugno 2021

SAN VITO CHIETINO . In un anno 117 cinghiali abbattuti nella riserva, meno danni alle colture, incidenti e incursioni nei centri abitati. Sono i risultati del primo anno del piano di controllo del...

SAN VITO CHIETINO . In un anno 117 cinghiali abbattuti nella riserva, meno danni alle colture, incidenti e incursioni nei centri abitati. Sono i risultati del primo anno del piano di controllo del cinghiale all’interno del territorio della riserva naturale regionale “Grotta delle Farfalle” adottato dalle amministrazioni di San Vito e Rocca San Giovanni ed illustrati in una conferenza. Un piano coordinato dalla polizia provinciale che, basandosi sull’estensione del selecontrollo (caccia di selezione) anche nella riserva, sistemazione di barriere e dissuasori a protezione delle colture e controllo del cibo a disposizione dei cinghiali prodotto da rifiuti agricoli e urbani, ha iniziato ad arginare il fenomeno.
«È un progetto che mira a tutelare gli agricoltori ma soprattutto vite umane e sono felicissimo di questi primi risultati», commenta il sindaco di Rocca San Giovanni, Gianni Di Rito, «ovvero dell’abbattimento di 117 cinghiali e di meno danni alle colture. Se erano pari a 17mila euro i danni stessi nel 2019, sono scesi a 11mila euro questo anno (-34%), e ci sono stati anche meno incidenti. È un progetto innovativo, che va all’origine del problema: in questo caso si tratta di uno squilibrio nella riserva che permette di fare abbattimenti anche in queste aree protette, ovviamente dietro studi scientifici».
«E questo studio è stato fatto dal tecnico faunistico Fabio De Marinis», aggiunge il sindaco di San Vito Emiliano Bozzelli, «e ha rilevato che la riserva del Fosso delle Farfalle è un serbatoio naturale di cinghiali. A seguito di un censimento degli ungulati in zona, è stato evidenziato uno squilibrio ecologico, cioè la netta prevalenza dei cinghiali su tutte le altre specie: un surplus di circa 250 esemplari. L’Ispra, agenzia del ministero dell’Ambiente, ha così dato il via libera agli abbattimenti. Oltre ai cinghiali uccisi dai sele-controllori ed a quelli tenuti lontani dai campi con dei recinti, che amplieremo, il progetto prevede che la carne non venga buttata. Una ditta la prende poche ore dopo l’abbattimento e dopo analisi nel centro carni di Avezzano viene lavorata».
Per Bozzelli, come sottolineato dall’assessore regionale Emanuele Imprudente, presente anche il collega Nicola Campitelli, il problema cinghiali non ha un’unica soluzione, ma «un insieme di azioni e soluzioni in base ai territori»: in questo caso San Vito e Rocca San Giovanni sono dovuti intervenire anche in una riserva naturale. «In un contesto di inerzia trovata appena insediati, siamo riusciti a portare avanti un progetto innovativo che contribuisce concretamente a ridurre il fenomeno cinghiali», chiude Bozzelli.