«Niente cittadinanza italiana perché il figlio è stato multato», la storia di un albanese che da 35 anni vive nel Chietino

15 Luglio 2026

Diritti negati per una condanna a versare 3mila euro che non riguarda neanche lui. Ma il Tar boccia il ministero: «Decisione illegittima, si fa pagare al padre un episodio di lieve entità»

CHIETI. Trentacinque anni di fila vissuti in Italia senza una condanna, con un’impresa, una casa e una famiglia, hanno pesato meno di tremila euro di multa inflitti al figlio. Una sanzione – tecnicamente un’ammenda – per un episodio talmente lieve da meritare la «sospensione condizionale della pena»: quei tremila euro, in concreto, il figlio non ha dovuto neanche pagarli. Ma questo singolo episodio è stato sufficiente al ministero dell’Interno, e nello specifico alla prefettura di Chieti, per negare la cittadinanza italiana al padre, arrivato dall’Albania nel 1991, e persino per affermare la «mancata integrazione dell’intero nucleo familiare nella comunità». Ora il decreto è stato annullato dal Tribunale amministrativo regionale (Tar) per il Lazio. Il provvedimento, scrivono i magistrati, «presenta plurimi vizi di legittimità»: la posizione dell’imprenditore straniero non è stata valutata in modo adeguato e le conseguenze dei comportamenti del figlio, peraltro di «scarsissima rilevanza», sono state trasferite sul genitore senza elementi concreti che giustificassero quel passaggio.

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