Niente super contratto per Del Vecchio

Il rettore Di Ilio non va allo scontro in Cda: cambia linea, propone solo due anni e due mesi per il dg e incassa l’unanimità
CHIETI. Lo stop a Del Vecchio arriva dal consiglio d’amministrazione della d’Annunzio. Gli undici membri del Cda hanno deliberato una proroga per il contratto del direttore generale, Filippo Del Vecchio, di due anni e due mesi, con la possibilità di un’ulteriore allungamento di altri 60 giorni. Il Cda quindi smentisce il Senato accademico che aveva votato la proroga di tre anni come prevede lo statuto universitario. Ma ieri tirava aria di spaccatura insanabile di fronte alla quale il rettore, Carmine Di Ilio, ha scelto la resa. Guai però a definirla tale. Né c’entrano le inchieste (il dg ha un’indagine aperta a Chieti, sebbene il pm ne ha chiesto l’archiviazione, ed è sotto processo all’Aquila per abuso d’ufficio), finite di recente alla ribalta della cronaca nazionale, né i problemi accesissimi con i dipendenti dell’ateneo. Ad animare la richiesta di una proroga di soli due anni era l’obiettivo di assicurare mani libere al prossimo rettore (che subentrerà a Di Ilio nel 2017) nello scegliersi il suo direttore generale. Insomma il Cda ha voluto spezzare ogni eventuale ipotesi di continuità. Un principio che alla fine lo stesso Di Ilio ha detto di comprendere, dopo aver votato il contrario in Senato. Ma questa volta il rettore non aveva i numeri perché sarebbe finita con 7 no e 4 sì all’ipotesi triennale. Cosicché ha deciso di presentarsi in consiglio come mediatore. Un’uscita di sicurezza di siloniana memoria apprezzata da tutti, tranne che dai due rappresentanti degli studenti in Cda che volevano a tutti i costi una proroga triennale per il dg e che hanno abbandonato al seduta. Mentre i prof, all’unanimità, hanno detto sì alla nuova proposta del rettore. «E’ una sorta di terza via tra chi chiedeva una proroga biennale e chi la voleva triennale», afferma Di Ilio, «sono un rettore che ascolta tutti ed è pronto alla mediazione». In realtà la “terza via” di Di Ilio appare molto più vicina alla proroga biennale che a quella triennale. I due mesi in più che vengono concessi al dg (prorogabili di altri 60 giorni) servono solo ad assicurare la continuità amministrativa, facendo sì che non ci sia una vuoto di potere al vertice. Se il contratto del dg scadesse a due anni esatti, l’ateneo potrebbe trovarsi senza rettore e senza direttore generale. I successivi due mesi di proroga daranno al nuovo rettore tutto il tempo per mettere in campo le procedure di selezione di un nuovo dg. Quello che è stato comunque assicurato è che il nuovo rettore avrà assoluta libertà di decidere se vuole o no tenersi Del Vecchio. «In questo modo», dice Luigi Capasso, membro del Cda che più degli altri si è espresso contro la proroga triennale, «abbiamo garantito libertà di manovra al nuovo rettore, assicurato continuità amministrativa all’università e ridato unità agli organi di indirizzo politico-amministrativo dell’ateneo. Preso atto della spaccatura che c’era stata in Senato, l’unità ritrovata dimostra che non ci sono stati né vincitori né vinti».
Sulla stessa linea si pone il rettore Di Ilio: «Ha vinto l’università», dice, «l’unanimità dei presenti sulla mia proposta significa questo».

