Nipote assolto dopo 15 mesi di carcere

Bomba, perizia scagiona Teti dall’accusa di omicidio. Per il giudice non ha ucciso la nonna: è morta per arresto cardiaco
BOMBA. Ha sempre detto di non aver ucciso la nonna 95enne. Ora, dopo un anno e tre mesi di carcere, udienze e dolore per un’accusa infamante, il giudice Marina Valente ha assolto con formula piena (perché il fatto non sussiste) Antonio Teti, 43 anni, dall’accusa di omicidio aggravato della nonna e maltrattamenti nei confronti della mamma. Nell’ottobre 2015, dunque, a Bomba non c’è stato alcun delitto. Eliane Grimount morì per arresto cardiaco, per “shock cardiogeno sostenuto da insufficienza cardiaca acuta in sovraccarico cardiopolmonare, in paziente enfisematosa, anemica, con deterioramento cognitivo”. Morte naturale, insomma. Ma per due anni il nipote ha portato sulle spalle il fardello di averla uccisa. La nonna viveva in casa con lui assieme alla madre e a un fratello. Teti per l’accusa l’avrebbe uccisa poiché non sopportava più di doverla accudire. A scagionarlo è stata la perizia ordinata dal gup e realizzata da Cristian D’Ovidio, nell’ambito del processo con rito abbreviato condizionato, chiesto e ottenuto dal legale di Teti, Massimiliano Sichetti. La perizia ha sconfessato quella della Procura, secondo la quale furono le botte inferte dal nipote sul torace e sul braccio della nonna a causarne la morte. Le percosse provocarono una compressione toracica nella nonna procurandole un quadro di “delirium fisico” per l’anziana già sofferente di diverse patologie e sfociato poi nell’arresto cardiaco. La 95enne era stata ricoverata d’urgenza all’ospedale di Lanciano il 23 ottobre 2015, dove era deceduta poche ore dopo. Sono stati i medici del Renzetti, notando i lividi su torace e braccia, ad allertare la Procura e i carabinieri di Atessa. Due giorni dopo ci fu l’arresto di Teti. La perizia della difesa, effettuata dal dottor Raffaele Ciccarese, aveva invece escluso il nesso causale tra le ferite e il decesso non essendo emerse, ad esempio, emorragie interne, lesioni o fratture che indicassero le percosse. La perizia di D’Ovidio l’ha confermato. «Finalmente giustizia per un uomo additato come un criminale», dice l’avvocato Sichetti, «che ha ucciso la nonna e picchiato la mamma, mentre invece era l’unico che a casa accudiva l’anziana con cui era cresciuto. Oggi Teti è felice, ma nessuno potrà cancellare il dolore provato in questi anni e i 15 mesi di carcere. Lui si è sempre dichiarato innocente. I lividi, come precisato nella perizia, erano dovuti alla trazione che esercitava per muovere la nonna. Se fossero stati dei colpi la 95enne avrebbe avuto fratture alle costole, vista l’età, o ematomi profondi. Invece nulla». Il legale avvierà un procedimento per ingiusta detenzione e chiederà il risarcimento.
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