«Noi dello Scalo snobbati dal Comune»

17 Luglio 2016

Il Centro ha incontrato gli abitanti e raccolto le loro proteste: lavori incompleti, fogne rotte e assenza di vigili urbani

CHIETI. La fontana monumentale di piazzale Marconi l’hanno appena risistemata, ma questo segnale di attenzione non basta per scardinare da molti scalini l’impressione di arrivare sempre secondi per il Comune rispetto al Colle.

Incontriamo un gruppo di residenti che quasi quotidianamente si ritrova in piazza davanti alla chiesa del Santissimo Crocifisso. Sono amici da sempre, fra di loro si chiamano la “Yoppa”, termine che sta ad indicare proprio chi risiede allo Scalo. «Chieti non è solo corso Marrucino», dice Luigi Silveri, «non è possibile che lo Scalo venga sempre dimenticato o che quando fanno qualcosa da noi viene sempre realizzata con approssimazione. Hanno realizzato due rotatorie in viale Abruzzo, una è stata completata e riasfaltata, l’altra è rimasta da oltre un mese senza asfalto. Un altro esempio? Nell’ultima manifestazione organizzata qui in piazza hanno sistemato i bagni chimici attaccati alle panchine e hanno messo i divieti di sosta scritti a mano, senza neanche un’ordinanza comunale. Una cosa del genere non l’ho mai vista sul Colle». La sensazione di abbandono è dovuta anche a quello che viene percepito come uno scarso controllo del territorio, soprattutto da parte dei vigili urbani. «Ci siamo dimenticati persino com’è fatto un vigile urbano», dice Vittorio D’Arcangelo, «e non è un caso che sulle panchine di piazzale Marconi continui incessante il bivacco dei senzatetto. Ogni giorno vanno a mangiare nella vicina mensa della Caritas e poi stazionano in piazza dove fanno di tutto, anche al di là della decenza».

«Questa piazza, che è il cuore di Chieti Scalo», aggiunge Nino Marchese, «soprattutto in determinate ore del giorno, ci viene espropriata e diventa la piazza di marocchini e albanesi». «La scarsa presenza della polizia municipale si vede anche nelle piccole cose», aggiunge Silverio Marrone, «ad esempio trovi stalli per disabili perennemente occupati da chi non ha diritto. Senza contare che i furti sono sempre più all’ordine del giorno».

«C’è un problema generale di ordine pubblico, testimoniato anche da diversi episodi di violenza legati alla vita notturna», dice Giancarlo La Lama che, da ex maresciallo dei carabinieri, dice di parlare con cognizione di causa. I residenti lamentano anche tanti piccoli problemi legati al dissesto idrogeologico.

Ci fanno vedere, ad esempio, una voragine in viale Croce, che sta lì, con un segnale di pericolo vicino, da almeno un anno. «In via Moro», aggiunge Francesco Mariotti, «c’è una frana altrettanto vecchia e una perdita d’acqua ancora più antica». «In via del Frantoio», dice Antonino Facciolà, «hanno richiuso le voragini ma non hanno sanato il problema, cosicché i buchi si stanno riformando». «In via Avezzano», dice ancora Silveri, «con queste piogge puoi vedere i sampietrini staccatisi dalla sede stradale galleggiare nelle pozzanghere». Le piogge hanno creato allagamenti in diverse zone della parte bassa della città, sia nella centrale via Pescara che a Selvaiezzi. Infine c’è una vecchia storia: quella che vuole Chieti Scalo solo come un pozzo di voti al momento delle elezioni.

«In campagna elettorale», dice Pino Palmerini, «vengono e fanno le loro passerelle, ma dopo non vedi più un personaggio politico». «Non ci sentiamo rappresentati da nessuno», conclude Silveri, «non sappiamo con chi parlare quando c’è un problema, vorremmo avere un rapporto più diretto con chi amministra la città. Eppure in quasi tutte le sezioni elettorali scaline il sindaco Umberto Di Primio è risultato vincente. Ebbene ora lo vorremmo incontrare, magari nella delegazione comunale di piazza Carafa, dove spesso gli uffici chiudono e i servizi vengono spostati nella sede centrale, nonostante allo Scalo risieda la maggior parte della popolazione teatina».