«Noi esuli istriani ma italiani due volte»

10 Febbraio 2019

LANCIANO.. «Questa testimonianza avrebbero dovuta farla i miei genitori 30-40 anni fa, ma sono contento lo stesso». Con la voce tremante per l’emozione Carlo Alberto Agostinis racconta la sua...

LANCIANO.. «Questa testimonianza avrebbero dovuta farla i miei genitori 30-40 anni fa, ma sono contento lo stesso». Con la voce tremante per l’emozione Carlo Alberto Agostinis racconta la sua esperienza di esule istriano e la sua nuova vita da lancianese, a margine della cerimonia per le vittime delle foibe nel Giorno del ricordo. L’amministrazione comunale, con le associazioni combattentistiche e d’arma, Anpi e rappresentanti delle istituzioni, ha ricordato la tragedia degli italiani costretti all’esodo nella Seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra. Una corona d’alloro è stata deposta al monumento delle vittime delle foibe. Ad arricchire la cerimonia - tenuta con un giorno d’anticipo perché la ricorrenza è coincisa con le elezioni regionali - la testimonianza, per la prima volta in pubblico, di Agostinis, immortalato all’età di tre anni sul carretto nella foto-simbolo dell’esodo dall’Istria.
«Non dimenticherò mai l’esodo a cui sono stato sottoposto per venire in Italia, quando in realtà vi ero nato», racconta Agostinis, oggi 75enne, «il piroscafo che ci ha portato a Trieste e i campi di raccolta, come quelli che oggi ospitano i migranti. Siamo arrivati a Lanciano nel 1948 perché mio padre, da impiegato Inam, chiese il trasferimento, separati dai nonni che invece andarono in provincia di Bolzano. Siamo italiani due volte, per nascita e perché nel ’47 abbiamo scelto ancora di esserlo». (s.so.)
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