«Non c’entro, armi e cocaina sono di altri»

16 Aprile 2017

Così il cinquantenne di San Giovanni Teatino si difende davanti al giudice. Che però convalida l’arresto

CHIETI. Ha parlato, spiegato le sue ragioni e si è giustificato, ma non è riuscito comunque ad evitarsi il carcere. Il giudice Luca De Ninis ha convalidato l’arresto di Ennio D’Emidio, cinquantenne di San Giovanni Teatino, fermato dai carabinieri per detenzione illegale di armi, ricettazione e detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Assistito dall’avvocato Alfredo Forcillo, il cinquantenne di Dragonara si è difeso nell’interrogatorio di garanzia dicendo che le armi e le munizioni trovate dai militari del Norm di Pescara si trovavano in una condotta dell’aria di uno spazio condominiale della propria abitazione e che dunque lui di quella roba non ha mai saputo nulla.

Quanto alla bustina di cellophane con residui di cocaina e i 50 mila euro (in taglio da 50, 100 e 200 euro) ritrovati in camera da letto, D’Emidio ha ammesso di fare uso saltuario di droga, anche se sempre fuori casa (quindi non capisce come la bustina sia finita nella sua stanza da letto) e ha detto che i soldi sono provento del suo lavoro. D’Emidio si occupa di un service che fornisce lavoratori per le pompe funebri, ma, ha detto davanti al giudice, spesso accetta pagamenti in nero. I 50 mila euro erano appunto frutto di soldi non denunciati al fisco.

L’uomo ha spiegato anche l’episodio della maglietta rossa con la scritta Campari trovata ancora imbustata nel bagagliaio della sua Mercedes Classe R, particolare non di poco conto, visto che anche le armi nel condotto dell’aria sono state trovate avvolte in una maglietta con la stessa scritta. L’uomo ha detto che di recente c’erano stati diversi Campari Party a Sambuceto e che dunque era abbastanza normale che quelle magliette andassero in giro.

Infine, quanto alle due fondine per pistole e agli 87 colpi a salve ritrovati in uno dei suoi garage, D’Emidio ha detto che si trattava di fondine di armi proprie di cui le forze dell’ordine erano a conoscenza. Una risale al 1999, quando l’uomo fu arrestato per possesso di arma, che fu sequestrata e a lui rimase la fondina vuota. L’altra era di un’arma a salve, di quelle col tappo rosso, che gli era stata tolta sempre dai carabinieri circa sei mesi fa e, anche in quel caso, gli avevano lasciato la fondina. I colpi a salve erano appunto relativi a quest’ultima pistola.

Delle quattro pistole e della mitraglietta ritrovate nel condotto dell’aria insieme alle munizioni e a circa 200 grammi di cocaina, il cinquantenne ha ribadito di non saperne assolutamente nulla, di non avere idea di chi abbia potuto nascondere la roba in quel posto. D’altronde il condominio ospita 19 appartamenti e le armi e la droga sono state ritrovate in spazi ad uso di tutti.

L’avvocato Forcillo ha intenzione di fare subito ricorso, molto probabilmente in Cassazione più che al Tribunale della libertà. (a.i.)