«Non c’è volontà di salvare il Cotir»

1 Novembre 2017

Febbo attacca la Regione: il centro ricerca chiuderà e i lavoratori saranno licenziati

VASTO . Un’illusione. Così il consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo, definisce le rassicurazioni del governatore Luciano D’Alfonso ai lavoratori del Cotir. Il commento arriva all’indomani dell’incontro tenuto a Pescara da D’Alfonso con sindacati e lavoratori. «Non c’era, non c’è e non ci sarà mai nessuna volontà politica da parte di questo governo regionale di salvare il Cotir di Vasto. La struttura verrà chiusa, tutto il personale verrà licenziato e solo qualche ricercatore verrà inserito e trasferito nel Crua (Consorzio di ricerca unico d’Abruzzo, ndc) di Avezzano», sostiene Febbo, «questa è l’amara e grave decisione finale assunta dall’esecutivo regionale dopo le tante promesse assunte e dopo aver, cosa più grave, illuso i lavoratori che per tre anni e mezzo hanno invano atteso da questa Regione qualche speranza». Poi la stoccata: «Non mi meraviglierei se fra qualche mese vedremo riconvertire la struttura di Vasto in un alloggio per immigrati come già si vocifera». Febbo va giù duro e senza tanti giri di parole parla di riconversione solo del Crab di Avezzano. «Il Cotir è stato escluso completamente. Non sono state attuate specifiche misure nel programma di sviluppo rurale con progetti di ricerca. Non è stato previsto uno specifico piano di ammortizzatori sociali contemplato dalla legge per i dipendenti. È vergognoso», tuona, «bisogna prendere semplicemente atto che non c’è stata alcuna risolutezza o impegno politico da parte dei componenti della giunta regionale o dei consiglieri di maggioranza nell’affrontare e risolvere il problema del Cotir di Vasto, mentre si è volutamente e politicamente salvato solo quello di Avezzano nonostante i diversi licenziamenti già attuati. Tutte le Regioni hanno centri di ricerca per divulgare e aiutare settori fondamentali come l’agricoltura e l’agrindustria al fine di sviluppare nuove tecnologie e metodi di lavoro sia per lo sviluppo rurale sia per le attività produttive. Tutto questo oggi in Abruzzo non sarà più possibile. Ricorderemo questa legislatura anche per aver chiuso i centri di ricerca dopo averli mortificati». (p.c.)