«Non cambio idea, il Cda resta»

Intervista al rettore Di Ilio che bolla come “speciosa” la lettera con 90 firme di personaggi teatini
CHIETI. Pronto al dialogo, ma non a ritirare le nomine del nuovo Cda della D’Annunzio. Il rettore Carmine Di Ilio risponde così alla lettera dei 90 paladini di Chieti. È aperto al confronto, ma i membri del Cda troppo pescarese non si toccano.
Cosa significa essere disponibili a un incontro se il presupposto è che non ci saranno passi indietro?
«Credo di aver testimoniato con i fatti, in tutti gli anni del mio mandato da rettore, che sono aperto a un dialogo con la città. Ho riferito in Consigli comunali, mi sono seduto al tavolo della Camera di commercio per il rilancio di Chieti e, soprattutto, ho portato avanti progetti concreti a favore della città. A cominciare da quello per la realizzazione della cosiddetta cittadella della cultura alla ex caserma Bucciante, dove l’ateneo D’Annunzio farà la parte del leone investendo ben 10 milioni di euro. E dunque anche sulla questione del nuovo cda sono più che disponibile al confronto, anche se non ho capito con chi, visto che la lettera è sottoscritta da 90 persone ma non ha alcuna intestazione».
È disposto a rivedere la composizione del cda?
«Arrivati a questo punto non credo sia opportuno. Sono in scadenza di mandato. Tra un anno si voterà per il nuovo rettore. L’iter procedurale per la nomina del consiglio d’amministrazione è troppo lungo da riproporre in fase pre-elettorale. Sarebbe una follia. E poi ho voluto con me persone che hanno seguito da vicino molti dei problemi a cui stiamo lavorando, dai rapporti con il Cus, alla controversia con il Villaggio del Mediterraneo, alla vicenda Unidav. Credo di aver formato un cda che è assolutamente in grado di affrontare e risolvere questioni vitali per la nostra università. A dire la verità ho trovato questa polemica davvero speciosa».
In che senso speciosa?
«Nel senso che vorrei essere giudicato per le cose che ho fatto e per i progetti che sto portando a termine, alcuni anche molto importanti per Chieti, non per dove sono nati i membri del cda. Purtroppo devo notare che non c’è stata grande attenzione rispetto alle iniziative concrete che l’ateneo sta portando avanti».
Si riferisce alla Bucciante?
«Certamente. La città ha chiesto di riportare sul colle un pezzo di università ed è quello che stiamo facendo. Porteremo nella ex caserma il corso di laurea in Beni culturali con i relativi spazi espositivi. Vi realizzeremo, inoltre, un polo convegnistico e vi porteremo tutte le attività che hanno a che fare con la cosiddetta terza missione, vale a dire la scuola di dottorato e la foresteria che sarà il primo passo per istituire in collegio di merito, una struttura, cioè, dove ospitare gli studenti più bravi e gli stranieri in visita».
Andrete alla riunione del 12 dicembre indetta dal presidente Luciano D’Alfonso per l’approvazione del progetto preliminare?
«Io non potrò essere presente all’incontro del 12, ma ci sarà un nostro rappresentante. Ma una cosa è certo: prima che l’università possa firmare alcunché, tutte le carte devono ripassare al vaglio degli organi interni dell’ateneo».

