Non fu bullismo: assolto studente obbligato a stare a casa due mesi

Villa Santa Maria. Iscritto al primo anno, era accusato di violenze su un altro ragazzo dell’Alberghiero Il caso nel 2017 con la denuncia della madre della parte offesa. Perdono giudiziale all’altro imputato
VILLA SANTA MARIA. Accusati di episodi di bullismo nei confronti di un loro compagno di scuola, due ragazzi minorenni finiscono all'obbligo di permanenza a casa per due mesi (una sorta di arresti domiciliari), ma poi, a distanza di anni, il processo davanti ai giudici del tribunale dei minori dell'Aquila si conclude con la piena assoluzione di uno e con il perdono giudiziale per l'altro. La vicenda risale al novembre del 2017 quando i protagonisti erano studenti del primo anno dell'Istituto alberghiero "Marchitelli" di Villa Santa Maria. L'inchiesta partì con la denuncia della madre della parte offesa che, secondo le accuse, era fatto oggetto di continui atti di violenza verbale e fisica che, stando al capo di imputazione, erano davvero pesanti: come "spingergli la teste contro il muro, serrarlo per il collo tanto da non permettergli di respirare, colpirlo con ginocchiate o premendogli il viso sul pianale di un banco, di minaccia consistita in particolari messaggi vocali sul gruppo Wp, di volerlo condurre presso la scala antincendio per ivi picchiarlo fino a fargli sputare sangue" oltre a disegni offensivi fatti sul diario della vittima.
Un vero e proprio stalking che però non ha convinto i giudici del tribunale dei minori che hanno ampiamente motivato la loro decisione nella sentenza emessa nel 2021. Sulla posizione di uno dei due minori, quello difeso dall'avvocato Carlo Corradi, i giudici scrivono che dall'escussione dei "testimoni nessun elemento sembra riscontrare quanto esposto in querela; nessun testimone riferisce di aggressioni o minacce". Quanto all'altro imputato - assistito dall'avvocato Antonino Cerella - ci sarebbero stati episodi però "isolati e singoli e non possono essere ricollegabili ad una condotta abituale di stalking". "Vero è - aggiungono i giudici in relazione alla posizione di quest'ultimo imputato - che tra la parte offesa e l'imputato sono accaduti dei diverbi, ma gli stessi debbono essere considerati come fatti sporadici in un contesto di goliardia scolastica senza questo scadere nel reato di atti persecutori. Dalla ricostruzione dei fatti - prosegue la sentenza - non emergono quindi elementi certi sulla sussistenza di più comportamenti di vessazione che richiedono una condotta abituale che si estrinseca in più atti, delittuosi o meno, reiterati nel tempo con la consapevolezza di intimidire il compagno di scuola e indurlo a mutare le sue abitudini di vita (la parte offesa venne ritirata dalla scuola dalla madre, ndr); va esclusa dunque la sussistenza del reato di stalking così come contestato".
E i giudici concludono affermando che "allo stato degli atti risultano provati solo alcuni episodi di cui si è reso responsabile uno dei due imputati"; anche perché in sentenza vengono riportate testimonianze di compagni che riferiscono che la vittima spesso insultava il compagno. E così, per l'imputato più gravato, il presidente del tribunale, Italo Radoccia, ha derubricato gli atti persecutori in minacce e ha deciso di concedergli, con le attenuanti, il perdono giudiziale invece dei 3 mesi previsti dal codice, mentre l'altro studente è stato assolto per non aver commesso il fatto.
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