«Non sai nemmeno cucinare», e picchia la moglie: finisce in cella

CHIETI. «Non sai cucinare, non servi a niente. Ti faccio togliere la bambina, non puoi nemmeno immaginare quello che sono capace di farti». Così offendeva e minacciava la moglie un marito violento di...
CHIETI. «Non sai cucinare, non servi a niente. Ti faccio togliere la bambina, non puoi nemmeno immaginare quello che sono capace di farti». Così offendeva e minacciava la moglie un marito violento di 49 anni, originario dell’Albania, condannato in via definitiva a 2 anni e 2 mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate. L’uomo – di cui non indichiamo le generalità per tutelare l’identità della vittima – è stato arrestato dai poliziotti della squadra mobile di Chieti, diretti dal commissario capo Nicoletta Giuliante, e rinchiuso nel carcere di Madonna del Freddo. Il provvedimento è stato firmato dalla procura generale della Repubblica presso la Corte d’appello dell’Aquila dopo che il ricorso presentato dall’imputato è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione. Nel 2022, alla luce delle gravi contestazioni, nei confronti dell’uomo il giudice Luca De Ninis, su richiesta del pm Marika Ponziani, aveva disposto la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla coniuge.
Gli accertamenti degli investigatori della seconda sezione della squadra mobile, specializzata per i reati contro la persona, in particolare quelli commessi ai danni di minori e fasce deboli, hanno permesso di ricostruire tutti gli episodi raccontati dalla vittima, avvenuti già a partire dal 2019, anno in cui l’albanese era tornato a vivere a Chieti, dove la moglie era già residente da tempo. E solo a quel punto la donna ha avuto modo di conoscere fino in fondo la personalità e il carattere dell’uomo. La vittima ha denunciato vessazioni continue, anche alla presenza della figlia minore: il quarantanovenne è passato dalle offese a vere e proprie aggressioni fisiche, in particolare schiaffi al volto, calci alle gambe sferrati con scarpe antinfortunistiche e pugni al torace. In un’occasione ha provocato alla moglie, costretta a subire insulti e sopraffazioni di ogni genere, la frattura della nona costola sinistra, come dimostrato anche dai certificati medici. Ogni pretesto era utilizzato dal condannato per scagliarsi contro la coniuge, che ha riferito anche di un litigio scoppiato per ragioni di gelosia legate a una breve relazione che lei aveva avuto vent’anni prima. Temendo fortemente per la propria incolumità, la vittima ha deciso di tornare a vivere con i genitori e denunciare il marito dopo essersi rivolta a un centro antiviolenza. In una circostanza, il quarantanovenne ha raggiunto l’abitazione dei suoceri, presentandosi con un mazzo di fiori e chiedendo alla donna di tornare insieme. Al diniego, ha simulato scene di disperazione a tal punto che è intervenuta la polizia. A distanza di poco più di due anni, è arrivato il conto da pagare con la giustizia. (g.let.)
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