Nove mesi di liti e veleni Ecco le sconfitte decisive

Il 14 settembre le prime dimissioni, poi ritirate, per inseguire il sogno della Regione Il 31 ottobre battuto nella corsa alla Provincia, bocciata la vendita della farmacia
CHIETI. Nove mesi di liti e veleni. E di sconfitte. Comincia il 14 settembre dell’anno scorso il periodo nero del sindaco Umberto Di Primio. È in Comune da 26 anni di fila: era entrato da protagonista, come vicesindaco di Nicola Cucullo, poi, una scalata senza freni. Presidente del consiglio, sempre con Cucullo, consigliere di opposizione durante l’amministrazione di centrosinistra di Francesco Ricci. E dal 2010 ecco l’inizio del regno di Di Primio da Ripa Teatina, ormai giunto al secondo mandato: al comando da 9 anni, ora Di Primio non può più ricandidarsi a sindaco.
Da 9 mesi, il sindaco appare in difficoltà: lo dimostrano due dimissioni in meno di un anno. Il 14 settembre scorso, Di Primio si dimette per la prima volta con l’ambizione di candidarsi a presidente della Regione con la casacca di Forza Italia. «Sono il candidato ideale», ripete cercando di costruire consenso. Un sogno accarezzato per venti giorni ma sfumato in una notte di telefonate e trattative quando il sindaco è costretto a revocare le dimissioni e a proseguire il mandato in Comune. Dopo lo stop al progetto per la Regione, Di Primio indossa ancora l’abito del candidato: sfida Mario Pupillo, presidente uscente della Provincia del Pd, ma alle elezioni di Halloween, 31 ottobre scorso, rimedia una sconfitta. Pupillo batte Di Primio con un distacco di oltre 8mila voti ponderati (55,49% di Pupillo contro il 44,51% di Di Primio). Un risultato che, per il sindaco, è comunque positivo: «La mia non è una sconfitta: è una vittoria morale».
Da quel momento, però, le cose peggiorano: il 7 novembre scorso arriva in consiglio la vendita della farmacia comunale di Filippone a 1,3 milioni. È un sacrificio obbligato, secondo Di Primio, per fare cassa e rimettere ordine nei conti del Comune. Quegli stessi conti che, già dal 2017, la Corte dei conti aveva invitato a tenere sotto controllo a causa di «un disequilibrio di cassa pari a meno 14,9 milioni di euro». Ma anche in questo caso il sindaco rimedia una sconfitta: i voti favorevoli si fermano a 15, i contrari a 16. Vince l’opposizione supportata dagli ex alleati del sindaco – Stefano Rispoli, Mario Troiano e Roberto Melideo – oltre a Mario De Lio. Di Primio ci riprova tre settimane più tardi: il 30 novembre, la vendita della farmacia torna in aula ma il risultato non cambia.
I conti restano in rosso: il Comune taglia i servizi – chiusi due asili nido su 4, soppresso lo scuolabus – e aumenta le tariffe, a partire dalla Tari. Ma resta un buco: l’anticipazione di cassa concessa al Comune dalla banca tesoriere (Ubi) ora sfiora i 20 milioni. Una manovra ammessa dalle regole sulla contabilità pubblica che, per il sindaco, non è un buco, né un debito, né uno scoperto. Di certo il Comune deve ripianare 19.123.681,18 euro.
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