Nuova piazza, mosaico romano a vista

Annuncio di Di Primio: i reperti sotterranei non bloccheranno i lavori, li metteremo in mostra con il rifacimento del centro
CHIETI. La struttura interrata ritrovata sotto piazza San Giustino è antica ma non di epoca romana. Gli archeologi devono ancora lavorare molto per capirne la funzione, l’epoca di appartenenza e l’esatta ubicazione, ma ci sono già fondati indizi che fanno ritenere che il reperto non sia di epoca romana, magari più probabilmente medievale. Dai primi rilevamenti, la struttura potrebbe essere una cisterna, o comunque parte di un edificio preesistente.
Una cosa, però, è chiara: il ritrovamento, pur essendo assolutamente inedito - perché la mappatura del sottosuolo della piazza non copre l’area su cui si è deciso di scavare - non bloccherà la ristrutturazione della piazza. Che però resta comunque a rischio dal punto di vista dei finanziamenti nazionali, essendo parte integrante del decreto Periferie che il governo sembra voler stoppare.
Governo a parte, il Comune va avanti, anche nell’incertezza dei fondi. Continuano dunque i rilievi archeologici sulla piazza da ristrutturare, in un percorso di archeologia preventiva che ha il doppio vantaggio di controllare prima dell’avvio delle opere l’impatto con i resti archeologici presenti e di non far subire ritardi al cantiere, una volta messo in moto.
Ieri mattina sul posto sono arrivati il sindaco Umberto Di Primio, l’assessore comunale ai lavori pubblici Raffaele Di Felice e la funzionaria della Sovrintendenza Rosanna Tuteri, insieme alle archeologhe Paola Riccitelli e Maria Di Iorio.
«È stato ritrovato un ambiente ipogeo, piuttosto profondo, voltato», spiega la Tuteri. «È tutto ancora da indagare», continua, «perché il ritrovamento è completamente inedito nel panorama delle conoscenze relative alle strutture storiche di Chieti. Per il momento abbiamo capito che c’era un edificio di cui questo ambiente ipogeo potrebbe costituire una parte».
Per il resto, invece, non sembrano esserci misteri. A partire dalla grande cisterna che si trova di fronte alla facciata principale della cattedrale e che è stata scoperta nel 1899. E c’è poi il mosaico di età romana che si trova nei pressi del cisternone. «Ecco perché è importante», spiega la Tuteri, «che i lavori possano essere controllati dal punto di vista dell’impatto con quello che c’è nel sottosuolo. Alla Sovrintendenza, d’altronde, compete appunto la tutela delle preesistenze. E da questo punto di vista, attraverso l’archeologia preventiva, stiamo lavorando in sintonia con l’amministrazione comunale».
Ma per quanto riguarda il mosaico romano, scoperto nel 1880, la Sovrintendenza torna alla carica con un vecchio sogno: quello di poterlo riportare alla luce e far sì che tutti lo possano vedere. «Chiediamo», dice a riguardo la funzionaria, «che nell’analisi del sottosuolo, venga verificata l’esistenza del mosaico, per poter controllare lo stato di conservazione e la sua posizione precisa e, nel caso, poterlo conservare a vista».
La richiesta incontra il favore del Comune: «È mia intenzione nel rifare la piazza», annuncia il sindaco Di Primio, «mettere in luce e rendere visibile il mosaico che secondo le mappe a nostra disposizione si trova circa al centro della piazza, a 11 metri dal muro della cattedrale. Sempre, ovviamente, che il mosaico si sia mantenuto in buone condizioni».
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