Nuove accuse al preside Rosato Un ex studente: mi baciò in auto

3 Febbraio 2021

Un testimone, durante il processo, racconta un episodio avvenuto nel 2013: il pm riapre il fascicolo La vittima conferma gli abusi davanti ai giudici. L’avvocato del docente: «Sono solo bugie e infamie»

CHIETI. «Marcello Rosato mi baciò in macchina». Ad accusare il preside lancianese è anche un ex studente, oggi di 24 anni, ascoltato come testimone nell’aula Matteotti del tribunale di Chieti. Le dichiarazioni-choc sono arrivate durante il processo in cui è imputato il docente, 48 anni, con l’accusa di aver fatto «ripetutamente» sesso con un alunno ancora minorenne abusando dei «poteri connessi alla sua funzione», da settembre del 2017 ad aprile del 2018, sia all’interno di una scuola di Ortona che nella sua casa al mare di San Vito. Alunno che, davanti al collegio presieduto da Guido Campli (giudici a latere Giulia Colangeli e Chiara Di Gerio), ha confermato tutto. Ma la novità del giorno è che la procura di Chieti, come affermato in udienza dal pm Lucia Anna Campo, ha riaperto un fascicolo, datato 2013, per fare luce sui baci rubati che avrebbero visto come vittima anche un altro ragazzino. L’inchiesta finì in archivio perché, all’epoca, la presunta parte offesa non confermò. Più recentemente, ascoltato in questura, l’ex studente aveva invece verbalizzato parte delle presunte avance a sfondo sessuale. E ieri, dal banco dei testimoni, ha fornito nuovi dettagli: «Non li ho detti prima perché, quando sono andato a deporre alla polizia, non mi sentivo più di tanto di affrontare quel discorso».
IL RACCONTO Il teste, rispondendo alle domande del pm, ha raccontato di tre uscite con Rosato: «All’epoca, nell’anno scolastico 2012-13, lui era un insegnante: l’ho conosciuto durante una supplenza. Ha iniziato a farmi complimenti su una maglietta che indossavo. Il pomeriggio successivo mi ha mandato un messaggio su Messenger, e da lì è partito tutto. Mi diceva che ero un ragazzo molto speciale e che avrebbe voluto conoscermi meglio. Dopo un paio di settimane, siamo usciti una prima volta: abbiamo parlato del più e del meno e della scuola. Lui mi elogiava con tanti aggettivi. Nel secondo incontro siamo andati a San Vito, all’Eremo Dannunziano: il primo approccio da parte di Marcello c’è stato nella pineta. Al terzo appuntamento, dopo aver percepito un tentativo di avvicinarsi a me, ho deviato il tutto dicendo di voler andare al Megalò. Nel centro commerciale abbiamo passeggiato. Mi ha chiesto espressamente di avere un approccio fisico, ovvero un bacio. Forse ingenuamente, non mi aspettavo una dichiarazione del genere. In un primo momento, ho rifiutato. Ma, quando siamo tornati in macchina, il bacio c’è stato. Ha anche tirato fuori un telefonino, un Samsung Galaxy S3 da 600 euro. Poi ho deciso di rivenderlo, in modo tale da chiudere questa storia».
GLI ATTI SESSUALI La vittima ha parlato di una decina di incontri a sfondo sessuale avuti con il preside, assente in aula. «Un primo contatto», ha ricostruito, «c’è stato nel 2016 sulla chat Grindr. Io non sapevo chi fosse e non gli ho mai risposto. Solo quando è ricominciata la scuola, a settembre, ho scoperto che lui era il preside. A novembre dello stesso anno mi ha scritto su Facebook. All’inizio rispettava il limite tra studente e dirigente, poi ha iniziato a contattarmi giornalmente dicendo che voleva conoscermi». Secondo la vittima, ora 21enne, dai baci si è passati a rapporti sessuali consumati nell’ufficio di presidenza e nel bagno attiguo. «Mi chiamava e chiudeva la porta a chiave». Un rapporto sessuale, dopo la visione di un film erotico, sarebbe avvenuto anche a casa del preside, a San Vito, un appartamento fronte mare descritto nel dettaglio dal ragazzo.
GLI ALTRI TESTIMONI «Sono tutto un fuoco, mi manchi», scriveva Rosato alla vittima, stando alla testimonianza di una delle docenti. «Eravamo all’estero per l’Erasmus», ha sottolineato l’insegnante, «e il preside tempestava di messaggi il ragazzo, dalla mattina fino a mezzanotte. Facevamo fatica persino a concentrarci: il suo telefono squillava di continuo». Dopo aver testimoniato in aula, la psicologa Paola Di Carlantonio ha invece aggiunto: «Situazioni come queste lasciano segni irreversibili nell’esperienza di vita di una persona». L’ispettore superiore Nicola Di Nicola ha riferito della perquisizione scattata nella casa di San Vito del preside, dove sono stati trovati anche 27 dvd pornografici, mentre il consulente informatico Davide Ortolano ha confermato i contenuti della relazione sui cellulari sequestrati.
LA DIFESA Dice l’avvocato Alessandro Troilo, difensore dell’imputato: «Dal racconto della presunta vittima e della docente sono emerse tante e gravi incongruenze che pesano come macigni. Bugie e infamie sono state vomitate addosso al mio cliente». La prossima udienza è in programma il 6 luglio: sarà la volta dei testimoni della difesa, poi arriverà la sentenza.