Nuove concessioni, è battaglia
Spiaggia della stazione di Tollo, il caso approda al Tar: il no delle associazioni
ORTONA. La stazione Ornitologica Abruzzese si è schierata al fianco dei cittadini in due ricorsi davanti al Tar contro le decisioni del Comune di Ortona per il rilascio delle nuove concessioni nella spiaggia della stazione di Tollo. I due interventi ad adiuvandum, promossi dall’associazione attraverso gli avvocati Michele Pezone ed Herbert Simone, costituiscono un’ulteriore azione per la difesa di questo tratto di spiaggia libera considerata di elevatissimo valore naturalistico e paesaggistico, utilizzata liberamente da tanti cittadini e turisti. Il prossimo 5 luglio ci sarà la seduta del Tar di Pescara che deciderà sulla richiesta di sospensiva degli atti comunali.
Il movimento Dune bene comune ha appreso della decisione della stazione Ornitologica Abruzzese Onlus e sottolinea come «riceverà il nostro plauso ogni iniziativa che verrà in futuro contro scelte che giudichiamo miopi su questo tratto di costa». Dune bene comune spiega che, tra le motivazioni su cui hanno puntato gli avvocati, «spicca quella relativa alla mancanza di Valutazione di incidenza ambientale, richiesta anche dalla Regione Abruzzo. Questa procedura, prevista dalla normativa, deve essere svolta per tutti gli interventi che possono avere incidenza su specie ed habitat tutelati a livello comunitario. Tra questi il fratino, un uccello ormai rarissimo, che in Abruzzo nidifica con la maggiore densità proprio nel tratto interessato dalle nuove concessioni». La vicenda sta creando problematiche anche ai due storici stabilimenti balneari del posto, che sono stati ridimensionati dopo l’intervento della Soprintendenza, la quale si è espressa favorevolmente verso le nuove concessioni ponendo però delle condizioni che sono molto limitative.
Nei giorni scorsi è esplosa la rabbia dei balneatori degli stabilimenti il Punto Verde e Il cambusiere a seguito della prescrizione della Soprintendenza che ha stabilito come gli ombreggi debbano occupare una superficie non superiore al 10% dell’area totale in concessione. Una restrizione che, di fatto, compromette l’attività. La chiosa su tutto quanto sta avvenendo la pone Dune bene comune: «Auspichiamo che questa triste vicenda possa risolversi non nelle aule dei tribunali ma attraverso una pianificazione che escluda del tutto nuove concessioni, puntando su un turismo che cerca naturalità e bei paesaggi non troppo antropizzati». (a.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

