Nuove regole in Comune: no a regali e stop ai furbetti

Approvato il nuovo Codice di comportamento per 200 dipendenti pubblici Niente più scaricabarile negli uffici: il personale non può ignorare le pratiche
CHIETI. Vietato accettare e fare regali «neanche di modico valore» ad eccezione di «agende e calendari»; obbligo di astenersi «dalle decisioni che possano coinvolgere interessi propri, di parenti e affini entro il secondo grado, del coniuge o di conviventi»; vietato sfruttare la propria posizione in Comune «per ottenere utilità»; divieto di imboscare le pratiche; niente alcolici e droga in municipio. È lungo 19 pagine e si compone di 19 articoli il Codice di comportamento dei dipendenti comunali approvato dall’amministrazione Ferrara per evitare casi di malaffare, episodi di malcostume e gesti di maleducazione in municipio. E per quelli che violano le regole sono previste sanzioni disciplinari; in tre casi – regalie, mancata astensione per conflitto di interessi e comportamento nei rapporti privati – si rischia anche il licenziamento.
Con una delibera di giunta, il sindaco Diego Ferrara e gli assessori hanno approvato «specifiche regole comportamentali» per i quasi duecento dipendenti del Comune e delle società partecipate, la Teateservizi e la Chieti Solidale: prevenzione della corruzione e dell’illegalità, trasparenza della pubblica amministrazione e sana gestione del Comune, sono questi gli obiettivi del Codice di comportamento. E le stesse regole valgono anche per gli esterni: «Collaboratori, consulenti, esperti e in genere a tutti i liberi professionisti incaricati». Una stretta «per garantire imparzialità, diligenza ed efficienza».
Dopo i primi due articoli dal taglio generale, l’articolo 3 detta un obbligo: «Il dipendente svolge i propri compiti nel rispetto della legge, perseguendo l’interesse pubblico senza abusare della propria posizione o dei poteri di cui è titolare». Stop a frasi del tipo “lei non sa chi sono io”. E poi, il dipendente «rispetta il segreto d’ufficio»; «non usa a fini privati le informazioni di cui dispone per ragioni d’ufficio»; «esercita i propri compiti orientando l’azione amministrativa alla massima economicità»; «assicura la piena parità di trattamento senza discriminazioni per nazionalità, razza, colore della pelle, lingua, religione o credo, origine etnica o sociale, opinione politica, caratteristiche genetiche, sesso, orientamento sessuale ed età».
Il regolamento ristabilisce anche l’ovvio: rispettare l’orario di lavoro, non abbandonare l’ufficio, timbrare il cartellino soltanto per se stessi e non per i colleghi, vietato usare il telefono dell’ufficio e navigare su internet per fini privati. Al comma 8 dell’articolo 11 si dice anche: «Il dipendente è tenuto al rispetto del divieto di fumo e di assunzione di sostanze alcoliche e stupefacenti».
Il Codice di comportamento dice stop ai fannulloni e allo scaricabarile delle pratiche: «Il dipendente, salvo giustificato motivo, non ritarda né adotta comportamenti tali da far ricadere su altri dipendenti il compimento di attività o l’adozione di decisioni di propria spettanza». E ancora «il dipendente non rifiuta prestazioni a cui sia tenuto con motivazioni generiche o con la mancanza di tempo».
La parte centrale riguarda i regali: «Il dipendente non chiede, per sé o per altri, né accetta regali o altre utilità, neanche di modico valore, quale corrispettivo per compiere o per aver compiuto un atto d’ufficio». E ancora: «Il dipendente deve tenere un comportamento tale da disincentivare e prevenire l’offerta di regali». L’articolo 4 precisa: «È assolutamente vietata l’accettazione di somme di denaro, anche sotto forma di buoni sconto, buoni acquisto, ricariche telefoniche, carte prepagate. Non rientrano nella fattispecie vietata, se in modica quantità, i gadget promozionali quali agende e calendari».

