Nuovo Prg, ricorso presentato in sei punti

14 Settembre 2022

Le associazioni chiedono al Tar di annullare lo strumento urbanistico: «Cemento davanti alle riserve»

ORTONA. «Il nuovo Piano regolatore generale di Ortona prevede vere e proprie colate di cemento sulla costa dei trabocchi, addirittura proprio davanti alle riserve naturali dei Ripari di Giobbe e dell’Acquabella e lungo la fascia costiera tra lido Riccio e fiume Foro al confine con Francavilla. Per questo abbiamo depositato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale chiedendo che venga annullato». Così il Coordinamento tutela delle Vie Verdi d’Abruzzo e le associazioni Stazione ornitologica abruzzese, Lega italiana protezione uccelli e Gruppo di intervento giuridico hanno riassunto le motivazioni generali che hanno spinto a depositare il 1° settembre un ricorso al Tar Abruzzo sezione di Pescara per chiedere l’azzeramento del nuovo Piano regolatore generale di Ortona.
Il ricorso, presentato dagli avvocati Herbert Simone e Michele Pezone, si fonda su sei motivi principali. Il primo riguarda «l’incoerenza delle nuove previsioni edificatorie rispetto ai dati di fatto concernenti l’andamento della popolazione, attualmente in diminuzione, e ai dati Ispra sul consumo di suolo», dicono le associazioni. Poi si parla di «violazione della normativa sulla Valutazione ambientale strategica, in quanto le osservazioni delle associazioni tese a dimostrare l’inutilità delle aree di espansione e l’impatto gravissimo sulle matrici ambientali già oggi sotto stress a causa di traffico, mancata depurazione delle acque, consumo di suolo e innalzamento del livello marino a causa dei cambiamenti climatici non sono state controdedotte, neanche per gruppi». E ancora i ricorrenti parlano di «mancato adeguamento alle numerose prescrizioni espresse dalla Soprintendenza, dalla Asl e dalla Provincia, che avevano richiesto modifiche sostanziali anche per ridurre l’impatto ambientale e paesaggistico del nuovo piano, nonché i pericoli per la salute per la presenza dell’impianto Eni a rischio di incidente rilevante». Le associazioni sottolineano «la violazione del decreto legislativo 105/2015 che impone di tener conto nella pianificazione urbanistica della presenza di impianti a rischio di incidente rilevante (cosiddetta norma Seveso ter), al fine di ridurre i rischi per cittadini e ambiente». Gli ultimi due punti, infine, hanno a che fare con la «mancata verifica di coerenza rispetto al Piano territoriale di coordinamento della Provincia che richiede la tutela del suolo» e «l’approvazione del piano senza averlo prima sottoposto a Valutazione di incidenza ambientale prevista per tutti i siti di interesse comunitari, anche solo proposti».
Il Coordinamento e le tre associazioni, quindi, continueranno a contrastare il nuovo strumento urbanistico. (a.s.)
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