Nuovo scontro Lega-Forza Italia Il candidato sarà deciso a Roma

CHIETI. È finito con un altro muro contro muro l’incontro di ieri all’Aquila tra i capi dei partiti di centrodestra. Nessuno si è mosso dalle proprie posizioni. Anzi, c’è stato un passo indietro: la...
CHIETI. È finito con un altro muro contro muro l’incontro di ieri all’Aquila tra i capi dei partiti di centrodestra. Nessuno si è mosso dalle proprie posizioni. Anzi, c’è stato un passo indietro: la Lega, di fronte alle proteste di Forza Italia, ha minacciato che riunirà il coordinamento regionale e, a breve, annuncerà agli alleati le sue decisioni. Si va alla prova di forza per la scelta del candidato sindaco. Prende sempre più corpo la possibilità che il candidato sarà scelto a Roma.
È stata una riunione ad alta tensione: il capo abruzzese della Lega, il deputato Luigi D’Eramo, affiancato da Gianfranco Giuliante, ha detto che il candidato spetta a loro e resta Fabrizio Di Stefano, indicato da Matteo Salvini in persona. Un’indicazione considerata ormai impossibile da cambiare secondo i leghisti. L’assessore regionale Mauro Febbo di Forza Italia ha sollevato le perplessità del suo partito su Di Stefano e ha rilanciato le primarie di coalizione. Proposta però già bocciata dalla Lega: per i vertici del Carroccio non si può mettere in discussione la scelta di Salvini. Fratelli d’Italia, con i coordinatori regionale e provinciale Etel Sigismondi e Antonio Tavani, ha dato un assenso di massima alle primarie – contenute nello statuto di Fdi – anche se la preferenza sembra quella di aspettare la decisione di Roma. L’Udc, con il segretario provinciale Andrea Buracchio, è favorevole a Di Stefano.
Il centrodestra non riesce a trovare l’accordo. Ma, per ora, nessuno si preoccupa: febbraio potrebbe essere un mese interlocutorio. A Chieti si andrà al voto tra fine maggio e inizio giugno: mancano circa 4 mesi e c’è tempo per trattare. Il centrodestra, però, ha un altro problema: l’imprenditore Paolo De Cesare è pronto a scendere in campo e non vuole farlo da comprimario. Un centrodestra diviso in tre è il pericolo che i capi dei partiti vogliono sventare. (p.l.)

