Obletter sconfitto dal Covid: il softball piange il suo maestro

A 62 anni muore all’Aquila l’allenatore teatino della Nazionale: a gennaio l’ultimo raduno a Pescara Nato a Sydney (in Australia) era tornato a Chieti nel 1975; è il manager più vincente in Italia
CHIETI. È scomparsa un’eccellenza dello sport abruzzese. Il Covid si è portato via anche Enrico Obletter, 62 anni, teatino, allenatore della nazionale femminile di softball. Era nato a Sydney, in Australia, nel 1959, ma nel 1975 si era trasferito con la famiglia a Chieti da dove, in precedenza, era emigrato il papà Carlo. Da giocatore era arrivato fino alla serie B. Molto meglio da allenatore: in pratica ha vinto tutto, diventando un’icona. Stava per coronare il sogno della sua vita: la partecipazione a un’Olimpiade da capo allenatore. Per preparare al meglio i Giochi di luglio era prevista anche uno stage (con allenamenti e partite) all’estero nei prossimi giorni.
Al presidente del Coni, Giovanni Malagò, aveva promesso che l’Italia avrebbe lottato per una medaglia a Tokyo. «Mantengo sempre le promesse, ma per farlo dobbiamo essere aiutati ed essere nelle condizioni di fare i professionisti. Se avessimo solo un quarto degli investimenti delle altre federazioni, saremmo da medaglia».
Sotto la sua guida, infatti, l’Italia aveva conquistato, in Olanda, la qualificazione nel 2019 a 15 anni di distanza dall’ultima partecipazione. L’ultimo stage azzurro alla fine di gennaio, a Pescara, sfruttando il diamante intitolato a Luigi Minnucci di cui era stato grande amico. Era rimasto in zona - abitava ad Alanno con la (seconda) moglie Giovanna Palermi (ex giocatrice e oggi tecnico del Saronno), che era anche assistente nello staff azzurro - perché era in arrivo il compleanno della mamma Marika, di origine ungherese. Ma è caduto anche lui nella ragnatela del coronavirus rimanendoci impigliato. La grossa stazza fisica e qualche problema di salute sono stati gli alleati del virus che ieri, all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, ha decretato la sconfitta di un uomo che ha dedicato la vita al batti e corri. Tutto in dieci giorni, dal contagio fino alla morte di ieri pomeriggio che ha gettato un velo di tristezza e di sconforto sulla città di Chieti e sullo sport.
Il personaggio. Carattere forte, grintoso e dotato di grande personalità, ha iniziato ben presto la carriera da manager e nel 1984, a Chieti, ha trascinato l’Atom’s alla storica promozione in A2. Si è messo in luce come tecnico di softball guidando il Parma in serie A e occupandosi della pedana di lancio azzurra per le Olimpiadi di Sydney del 2000, nelle quali, con il quinto posto, l'Italia di Tonino Micheli ha raggiunto il miglior piazzamento di sempre. Sono dieci gli anni che lo hanno visto al fianco di Micheli e due quelli con Marina Centrone nello staff azzurro. Nel frattempo, è diventato il manager più vincente nelle squadre di club italiane, sia in campo nazionale (9 scudetti e 3 Coppe Italia), sia in campo europeo (5 Coppe dei Campioni), fra Macerata, Caserta e Bussolengo. A inizio 2017 la chiamata alla guida della Nazionale di softball, progetto in cui è tuffato dando tutto se stesso. Ha messo in piedi e plasmato un gruppo di atlete eccezionali, che ha sposato la causa in una progressione impressionante: dapprima le azzurre, nel 2019, sono tornate sul tetto d’Europa; poi, dopo pochi giorni, hanno conquistato il pass per i Giochi di Tokyo. «Siamo ripartiti dalle ceneri», raccontava nel descrivere quello che considerava un vero e proprio capolavoro professionale e umano. Sì, perché Obletter per le ragazze non era soltanto l’allenatore, ma una guida. Un punto di riferimento. Il coronaviruis gli ha impedito di coronare il sogno di vivere l’Olimpiade da protagonista.
Gli affetti. Dalla prima moglie, Vincenzina Ciaccia, ha avuto due figli: Giancarlo e Riccardo, uno vive in Australia e l’altro in Toscana. «Ciao gigante buono... Ciao papà», ha scritto sui social Giancarlo.
I ricordi. «Mio padre Carlo è nato a Chieti ed è andato in Australia per lavoro», ha racconta Enrico in una delle interviste al Centro. «Lì ha sposato mia mamma Marika, ungherese, e lì sono nato io. Poi nel 1975, quando avevo 16 anni, siamo tornati a Chieti dove ho vissuto parecchi anni. È questa la mia città. Ricordo i tornei di basket alla villa con la telecronaca di Alceo Esposito e Carlo De Virgiliis che facevano crepare dalle risate. E poi le partite di calcio al campetto dell’oratorio al Tricalle. Che bei ricordi». I genitori per anni hanno gestito la pizzeria La Lucciola in via De Lollis, il fratello Renato è odontotecnico ed è ricordato anche come una delle colonne del basket teatino.
A Chieti, in gioventù, Enrico Obletter giocava a calcio, faceva il portiere al River 65 e poi, fino alla Berretti, al Chieti. Ma con il passare del tempo ha preso il sopravvento la passione più grande, ovvero il baseball che ha conosciuto in Australia e di cui è diventato un mito.

