la battaglia mediatica

Occhi vuoti, visi deformi: l’intelligenza artificiale conquista il ballottaggio a Chieti

31 Maggio 2026

Scoppia la mania delle foto contraffatte per umiliare l’avversario.

E il botta e risposta tra candidati tira in ballo anche meme e vignette

CHIETI

Volti incurvati, orbite vuote, aste misteriose sospese a mezz’aria o che si conficcano nel collo di un malcapitato, mani che per l’emozione, applaudendo, si compenetrano. I “nuovi mostri” della politica li fa direttamente l’intelligenza artificiale, quando le parole non bastano più e per umiliare l’avversario si colpisce lì dove fa più male: una piazza vuota, con poche persone ad ascoltare il comizio del giorno. Quando va bene, la propaganda a colpi di grafica produce simpatiche vignette infilate nel solco di un’antica tradizione culturale, quella che già nel secolo scorso osteggiava il rivale con slogan sarcastici e pungenti, immagini d’impatto: se nel 1948 un pugnale con sopra inciso “Voto cristiano” difendeva un’amabile famiglia italiana da due serpi, “divorzio” e “libero amore”, oggi Mario Colantonio, Cristiano Sicari e Alessandro Carbone diventano i tre moschettieri che (nella foto) difendono Chieti dal Cardinale Richelieu - Legnini, a spade sguainate, mentre il gruppo progressista risponde con un Poltronesofà made in Chieti con i “poltronisti” del centrodestra e lo slogan “Poltrone di qualità”.

Quando va male, questa battaglia a colpi di frettolose intelligenze artificiali a buon mercato genera incubi: una piazza piena viene svuotata, una vuota viene riempita di soggetti che appaiono infernali in spazi metafisici, alla De Chirico. Più spesso, una piazza sufficientemente piena o vuota viene, a seconda del fronte politico e della necessità, privata o arricchita di cittadini ed elettori partendo da una base, da una foto già esistente. È quello che per tecnicismi viene chiamato upscaling, processo con cui un’immagine o un video, spesso a bassa risoluzione, viene adattato artificialmente per dimensioni maggiori, con qualità più nitida e manomettendone alcune delle informazioni contenute. Nelle ultime ore, la campagna elettorale di Chieti - accesa come non mai, dopo un primo turno che si era fatto lodare per la sua quiete e che ora anima gli elettori con proclami gridati e attacchi diretti - si è combattuta anche così: da un fronte e dall’altro, buttando in pasto agli utenti dei social immagini che di questo o quel comizio restituivano un profilo grottesco, pervertito.

Quelle immagini, inserite - come abbiamo fatto - all’interno di un AI Detector (un rilevatore di immagini fatte con intelligenza artificiale, insomma) di altissima qualità, fanno emergere «parecchi segnali da AI o quantomeno da pesante rielaborazione AI»,

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con la «pelle cerosa e uniforme su quasi tutti i volti e quella “patina” tipica del generato. I volti di sfondo si sciolgono in faccette generiche tutte simili», sentenzia il servizio AI “Claude”. Ma prima di mandare il nostro cervello in pensione e affidarlo alle macchine, aguzziamo la vista: basta un occhio leggermente allenato per scovare le anomalie, come quegli occhiali da sole neri tutti identici - in alcuni casi, c’è chi indossa occhiali da sole portandone in testa un secondo paio, uguale -, le pose innaturali, le mani “a cuore” che intrecciandosi si compenetrano e scompaiono, formano un unico grande blob, le inspiegabili aste nere che si posano a terra senza gambe e terminano apparentemente nella bocca di una signora che, nonostante ciò, rimane impassibile. In altre foto, una folla di persone accorse in piazza vanta, tra i curiosi che si sono radunati, autentici giganti di oltre due metri affiancati da minuscole teste, indecifrabili nei tratti, che emergono dalla massa dei cittadini. Insomma, anche se il refrain di ogni candidato è quello di un piano politico che guardi al reale, che non prometta favole, è proprio nei linguaggi della nuova politica che l’intelligenza artificiale, facendo capolino, ci induce a dubitare anche di noi stessi: quello che stiamo guardando è vero o è contraffatto?

i tempi che cambiano

Non è Chieti, non è l’Abruzzo. Non è neppure l’Italia ma tutto il mondo ad aver ormai sconvolto il botta e risposta della politica. E di questa tendenza, Chieti è semplicemente uno specchio che incuriosisce, ma che è in fondo la versione soft di una rivoluzione del linguaggio che, per estreme conseguenze, è arrivata - in mano al presidente degli Stati Uniti Donald Trump - a incoronare il tycoon repubblicano come nuovo messia, come un novello Gesù. È una politica che ha chiuso i ponti con il reale, che si gioca sempre meno nelle piazze, sempre di più sui social network - ancora Trump si concede una manciata di conferenze lampo, ma twitta ad ogni ora del giorno. L’intelligenza artificiale aiuta a demonizzare l’avversario, a costruire il render di un’idea di città futura, ma anche a migliorare l’immagine di sé per un santino che catturi l’attenzione.

Chi avesse seguito, per qualche ragione, le cronache maceratesi delle ultime ore, sa della candidata Simona Epasto, che in una foto diffusa sui social sembra un’altra persona rispetto a come compare nelle stessa foto pubblicata su un giornale. Più alta, più magra, più bionda, più giovane. Insomma, Chieti è solo uno specchio dei tempi. Gli slogan rivendicano una politica che guarda alla sostanza. Ma è in fondo un modo più bello per dire che tutto ciò che è forma può essere, per questo, alterabile.