Oggi in piazza il rito dell’incontro dei santi

9 Aprile 2023

Alle 12.30, dopo la messa del vescovo in cattedrale, la rievocazione dell’annuncio del Cristo risorto

LANCIANO. “L’incontro dei santi” e poi “il saluto dei santi”, chiudono tra oggi e martedì le celebrazioni pasquali in città. E sono ancora le confraternite, questa volta quelle del Purgatorio, di Santa Maria Maggiore e Sant’Agostino, a ricordare questa tradizione. Questa mattina, attorno alle 12.30, dopo la messa pasquale celebrata nella cattedrale della Madonna del Ponte dall’arcivescovo Emidio Cipollone, si rievoca l’incontro tra Gesù risorto e Giovanni con quest’ultimo che, di corsa, va a dare la bella notizia alla Vergine Maria. Tre volte San Giovanni annuncia, in un dialogo muto fatto di gesti e inchini, la buona notizia, la resurrezione del Figlio alla Madonna, ma solo al terzo annuncio e alla vista di Gesù, la Madonna perde l’abito nero del lutto e fa risplendere l’abito della festa, verde dal manto bianco. Le tre statue lignee del Salvatore, della Madonna e di San Giovanni, sono portate in spalla dai confratelli delle congreghe del Purgatorio, Sant’Agostino e Santa Maria Maggiore e restano fino a martedì nella cattedrale.
Alle 12 di martedì ci sarà il “Saluto dei santi” al Salvatore e il ritorno delle statue nelle rispettive chiese. Una tradizione che monsignor Cipollone apprezza leggendo nell’incontro dei santi, l’incontro della comunità ecclesiale con il Signore, incontro che deve cambiare il nostro modo di rapportarci agli altri. «È il vangelo di San Matteo ad accompagnarci in questa Pasqua», dice Cipollone, «con il suo racconto della morte e resurrezione di Cristo che ci deve scuotere, fare aprire agli altri, all’amore e alla pace. Matteo ci dice che con la morte di Cristo, “il velo del tempio si squarciò”; non c’è più una separazione come accadeva con questo velo nel tempio tra la parte sacra dove c’era Dio e a cui poteva accedere solo il sommo sacerdote una volta l’anno, e il popolo. Con la Pasqua, siamo ammessi tutti alla presenza di Dio che è venuto tra noi con Gesù Risorto. Matteo poi parla di un “terremoto che scosse la terra”, che non è un terremoto vero come purtroppo quello che ha colpito L’Aquila 14 anni fa o la Turchia e la Siria oggi», spiega l’arcivescovo, «ma è un terremoto interiore. Il nostro incontro con Gesù deve cambiare la nostra vita, farci aprire agli altri. Poi Matteo scrive che “le rocce si spezzarono”, cioè il cuore di pietra che a volte abbiamo, deve essere sostituito dal cuore di carne che ci regala Gesù. Infine non dobbiamo essere le guardie messe al Sepolcro, che rappresentano l’individualismo, il mancato rispetto degli altri e dell'ambiente, ma dobbiamo essere scossi dalla resurrezione che fa di noi uomini e donne nuovi, capaci di guardare agli altri, di salvaguardare il creato, di considerarci fratelli e sorelle, di amarci perché è con l’amore che poi si percorre anche la strada della pace». (t.d.r.)
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